martedì, maggio 03, 2022

Jethro Tull a Milano

 Era il 23 luglio 2018, un lunedì. Una giornata un po' scomoda per andare ad un concerto. Durante il fine settimana una deve sbrigare certe faccende che non riesce a fare durante la settimana: riparare qualcosa in casa (a me è capitato di dover pulire un tubo di fognatura nel garage), di fare delle compere (mia moglie mi ha convinto che devo comprarmi un paio nuovo di infradito), oppure si vede con gli amici. Alla fine succede che i lunedì sono una giornata di riposo. Però l'occasione era irripetibile e mi sono sacrificato, molto volentieri. Ha organizzato tutto mia compagna. Lei è molta attiva socialmente, dal vivo, ma anche in modo virtuale, su tutte quelle reti dedicate alla comunicazione tra le persone. Fa anche parte di un gruppo che fa un corso di cucitura. Là ha conosciuto una signora con la quale è nata una certa empatia. Così siamo andati in quattro, visto che la signora si ha portato con sé il suo marito. Io ero contento di avere una compagnia un po' più estesa, ma anche dal fatto che al ritorno tornavamo con la loro macchina.

Io sono arrivato alla zona di San Siro direttamente dall'ufficio, con la linea metropolitana 5, quella viola, senza conducente. Era la prima volta che l'ho usata. Mi sono imbarcato nella prima carrozza; è una sensazione forte vedere i binari scorrere davanti a te e non c'è nessuno alla guida. Dimenticavo, ci sono anche doppie porte: sul convoglio una, e nella stazione la seconda; si aprono contemporaneamente. Così la sicurezza è più garantita perché nessuno si può buttare sotto treno. È dura la vita anche per la gente che vorrebbe fare quel gesto estremo; ogni giorno ci sono meno possibilità per l'azione. Arrivo alla ultima fermata ed esco davanti allo stadio. Un posto che sento nel cuore considerando che sono un milanista, non di quelli sfegatati, ma ci tengo abbastanza. Purtroppo, negli ultimi anni le delusioni sono stati molto più frequenti rispetto ai momenti di gioia.

Concerto di Jethro Tull a Milano

Erano le 7 di sera e il sole stava ancora alto. Il bar dove dovevo trovarmi con il resto del gruppo era a 300 metri. Quando mi sono presentato io, loro erano già là, su un tavolo sulla strada. Ottimo, così mentre mi godo la birra potrò anche fumare. Mi sono presentato e abbiamo iniziato a chiacchierare, con una birra in mano. Il concerto iniziava verso le 9 e pensavamo di mangiare qualcosa, ma a disposizione era soltanto qualche canape e patatine, inculi nel prezzo delle bevande. L'Happy hour è diventato un modo per cenare a basso costo, ma anche la qualità non è molto alta. Di noi quattro, io ero il più piccolo; non di molto, ma era un fatto. Dopo la seconda birra ci siamo indirizzati verso Ippodromo dove si teneva lo spettacolo. Tanti anni fa frequentavo relativamente spesso il posto e conoscevo bene l'entrata, ma quella era per le corse. Quella dove si tengono i concerti era sul lato corto, almeno 10 minuti da quella principale. Alla fine siamo arrivati. Faceva caldo e si sudava. All'ingresso il controllo, abbastanza rigoroso. La merce principale che è stata sequestrata erano i flaconi di Autan. Serve per proteggersi dalle zanzare, e quelle non mancavano. Tutti sono rimasti sorpresi dal sequestro e molti protestavano; in vano.

Finalmente davanti al palcoscenico, bello ed imposante, ma in un ambiente molto umile. Qualche bagno mobile, 2 bar e poca gente, almeno per un evento come questo. Stimo che eravamo in 2, massimo 3 mila. Stavamo a 30 metri dal podio dove tra pochi minuti saliranno i miei artisti preferiti. In effetti, dopo qualche minuto erano là e hanno iniziato subito a spolverare le vecchie canzoni. Mi sono accorto che del gruppo originale è rimasto soltanto il capo, il personaggio chiave, Ian Anderson. Quest'anno compie 71 anni e questo tour mondiale è per festeggiare 50 anni di attività del gruppo. I capelli se ne sono andati da tanto tempo, ma la sua bravura è rimasta uguale. Quando si mette in posizione della gru suonando il suo flauto, molti raggiungono le vette spirituali. 

Due ore di concerto in continua salita, sempre verso i pezzi più conosciuti. I due bar funzionavano alla grande; un leggero tasso alcolico aumenta notevolmente il divertimento. I cestini erano pieni dei bicchieri di plastica. Il ritmo scatenato delle chitarre e dei tamburi si scambiavano con il dolce suono del flauto. La voce di Ian è ancora potente come una volta. Il finale era riservato per la loro più famosa canzone: “Locomotive Breath”. Una serata indimenticabile per, sembrava, pochi conoscitori e stimatori di questo gruppo britannico che è riuscito a distinguersi dagli altri con un approccio diverso al vecchio rock and roll. Dopo non poteva mancare il solito chiosco con i panini alla salamela e le birre. Per finire la serata in bellezza, salvo restando l'obbligo di alzarsi presto domani per presentarsi nel monotono ufficio.


domenica, gennaio 02, 2022

La cosa

 Questa postilla non è riferita al famoso film di John Carpenter, che mi piace assai, ma a quella cosa che hanno le femmine, che per noi maschietti, par maggior parte della nostra vita, è un oggetto di enorme interesse e desiderio. Talmente importante che la nostra lingua madre, cioè l’italiano, è piena delle relative espressione, allusioni ed aggettivi associati. Visto che siamo un popolo religioso, anche la cosa per noi è sacra nella sacrifica e contemporaneamente santa nella santifica.  Ma ci sono anche molte apparizioni dove uno deve usare il cervello per capire in quale occasione e per quale motivo si è formata la parola. Oggi per happy hour mi sono fatto un po’ di birre, guardando anche delle belle ragazze che mi hanno ispirato per questo post e vi descrivo quello che passava nella mia sporca immaginazione mentre le guardavo, con le gambe incrociate e le gonnine corte (è crisi e non ci sono soldi per tanto materiale, meno male).

La gratifica potrebbe essere una parola relativamente moderna perché nel medioevo i grattaceli, da dove te la fa vedere, non esistevano. Oppure si trattava del fatto di averla gratis; mmmm.., direi che quest’ultima è molto più plausibile e desiderabile. Quando un maestro, oppure capo di qualcosa, vuole far star buoni gli alunni, o i propri uomini, gli deve dare qualcosa in cambio come premio per il fatto che stiano boni e da qui nasce la bonifica; nella sua presenza le cose definitivamente migliorano. Oppure si tratta di quelli casi disperati, quando verso il fine del mese in mancanza dei contanti uno prova a pagarla con i boni pasto che gli da l’azienda.

Sulla modifica sono indeciso sui modi come affronta le sfide maschili, oppure sulla modica qualità della stessa. Se malefica, allora dei dubbi spariscono e si sa che è meglio evitarla. Se una si gratta, che non è molto piacevole nemmeno per gli utenti, perché dopo lo dobbiamo fare anche noi, cioè utenti, la chiamano grafica. Ma mi viene l’idea che potrebbe trattarsi anche dei graffiti, cioè delle cose con i tatuaggi che oggi sono diventati popolari anche in quelle zone basse.

Anche la cultura straniera, alla quale siamo esposti tramite i nostri media, ha influenzato fortemente il nostro linguaggio, pertanto una scarifica è una che ti fa paura, come nella serie infinita dei film Scary Movie. La vedi è ti spaventi? Non mi è mai successo, ma se è una che appartiene ad una vecchietta può darsi che fa questo effetto e ti provoca un certo terrore.

Ma io ho la mia preferita, quella molto inglese. Pertanto proprio godo quando i poliziotti mi fanno una verifica dei documenti e la presenza degli aggeggi che si devono trovare al bordo. Dopo ci sono anche le derivazioni che indicano una con due palle (cioè due C), oppure molto grande (meglio evitare perché c’è poco attrito) nelle varie situazioni, come per esempio ficcanaso, un attività un po’ strana ma che succede se uno non sta molto attento in alcune posizioni. 

E tutte le altre che ho tralasciato, come ad esempio significa, specifica, ecc., lascio a vuoi e alla vostra immaginazione e creatività. Se tirate fuori qualcosa carino, fattemi sapere così potrò produrre un vocabolario ficaliano.


giovedì, luglio 01, 2021

Lago di Garda

 Non è cambiato molto dalla mia ultima apparizione. La pandemia sta diminuendo, almeno da noi, ma non ne sono sicuro che usciremo così velocemente. Ci sono dei paesi dove la vaccinazione è andata molto meglio che da noi, hanno riaperto e adesso sono costretti di tornare in dietro. Mi domando, come probabilmente anche molti di voi: ma il vaccino funziona? Anche anno scorso, in questo periodo estivo, i contagi sono scesi moltissimo; erano meno di oggi e non c'era vaccino. Siamo oltre il 50% con almeno una dose e il virus gira. In Inghilterra sono molti di più immunizzati, ma ieri sono arrivati a 24 mila. Quella domanda che ho fatto prima viene in modo spontaneo. Non ho sentito una spiegazione plausibile, nemmeno dai scienziati più noti. Per tutti il problema è la varante delta, chiamata così per non menzionare il paese di provenienza, cioè India. Ma mi sembra di aver sentito parlare che i vaccini funzionano anche con quella. Qualche problema si ha con Astrazeneca, ma Pfizer dovrebbe proteggere bene, specialmente dopo la seconda dose. Non si voi, ma io sono piuttosto confuso. Non menziono nemmeno la confusione creata con gli effetti collaterali di Astrazeneca che ci ha messo qualche dubbio sulle competenze di quelli che dovrebbero capire di più rispetto a noi, i cittadini comuni.

Vista sul Lago di Garda e le montagne attorno

Basta, cambio il tema, o quasi. Sono sempre in smart-working. Non mi lamento, ma sta diventando un po' noioso. Per questo mi sono fatto una piccola vacanza. Vivo a Milano, ma la società per la quale lavoro è di Roma. Perciò, il mio santo, meglio dire santi che festeggio non lavorando sono Pietro e Paolo, 29 giugno, per quelli che non se la cavano bene. Non mi dispiace questa discrepanza. Per Sant'Ambrogio tutti i milanesi sono in giro e io oddio gli affollamenti, anche prima del Covid. La festa cadeva martedì, pertanto con un giorno di feria potevo fare 4 giorni. Per contenere la spesa mi sono limitato a 3 giorni e due giorni di pernottamento. Inoltre, partire sabato da Milano verso lago di Garda, vuol dire prendersi tanto traffico in quanto ci sono tanti che viaggiano per il fine settimana. Sono partito da casa domenica, nel primo pomeriggio. Appena sceso dall'autostrada ho avuto il piacere di constatare che ho scelto bene. Ho preso la strada che accosta il lago dell'ovest, andando verso nord. Il traffico di gente che ha già iniziato il ritorno era notevole: una coda infinita delle auto vetture. Con me c'era anche la mia compagna. La destinazione iniziale era Gardone Riviera. Siamo arrivati e abbiamo trovato il nostro albergo, a pochi metri dal lago. Costava poco ed è vicino al Vittoriale degli Italiani che era scelto come la metà principale della nostra gita prolungata.

Lago di Garda - una spiaggia a Gardone Riviera

Dopo una breve passeggiate al centro del paese, abbiamo scelto un ristorante panoramico per la cena. Il mio cellulare indicava una distanza di soli 600 m dal nostro albergo. Non faceva vedere il dislivello. Siamo partiti in salita. La distanza diminuiva, ma la pendenza aumentava. Direi che la pendenza media era sui 15 gradi: se ci pensavo un po', il ristorante panoramico... La vista sul lago era bella, ma il cibo un po' meno; direi sotto la media di un ristorante italiano. Il giorno dopo, fatta la collazione, ci siamo indirizzati a piedi verso il Vittoriale. Circa 20 minuti, ma anche la l'ultima parte in salita: basta! Per chi non lo sa, il Vittoriale è un area con edifici, parchi e altre cose, in parte comprata da D'Annunzio ed in parte anche edificata e sistemata da lui. Dopo la sua morte, lui ha regalato questo complesso allo Stato Italiano, è stata creata una fondazione che ha continuato arricchimento, inserendo tra l'altro molte opere d'arte, prevalentemente sculture. Le ultime sono datate da meno di un anno. 

Lago di Garda - Limone sul garda

L'ultimo giorno abbiamo deciso di fare il giro completo attorno al lago. La prima sosta era a Limone sul Garda. Il paesino molto carino ma era strapieno dei turisti. Vista anche un po' di paura del contagio, e l'estremo caldo (stavamo sui 35 gradi), non è che mi sono divertito troppo. Dopo siamo arrivati a Riva del Garda, dove abbiamo trovato un forte vento e centinaia dei surfisti che sfruttavano la sua potenza. La cittadina mi è piaciuta molto di più rispetto al Limone. Ci siamo fatti una birra ed anche uno street food trentino: pattate e speck fritto - molto buono. Abbiamo proseguito verso sud, sulla strada che accosta il lago dalla parte orientale. Un notevole cambiamento del paesaggio. La zona è più piana, la strada più larga e meno tortuosa, e ci sono anche numerose spiagge. Ci siamo fermati a Malcesine per una breve passeggiata e ala fine a Garda. Entrambi i posti sono molto carini, ma il caldo ci spingeva di trovare un riparo in ombra con una birra, da parte mia, oppure prosecco che consumava mia moglie. Si è fatto il tardo pomeriggio ed è arrivata l'ora di tornare a Milano. Tre giorni di cambiamento, di movimento e di riposo dalla vita quotidiana, quella del lavoro agevole.


giovedì, novembre 26, 2020

Egoismo

 Il fatto è che, visto che il lavoro in ufficio per me praticamente non esiste più, il titolo di blog non ha più senso, o quasi. L'ufficio è a casa, perciò diventa una cosa strana e curiosa fare qualcosa dopo, visto che sei nello stesso posto prima e dopo. Sì, sono un po' confuso: ammetto umilmente. Sono le 7 di sera. Normalmente a quest'ora faccio le cose diverse, cioè normalmente riposo, senza intraprendere le altre attività. Ma oggi mi sento un poco nervoso e non riesco a risalire al motivo. Pertanto mi sono detto: siediti e scrivi qualcosa: forse ti rilassa e può darsi che esce fuori anche qualcosa di buono. Sai, l'umore è importante in quanto può dare l'ispirazione che è tutto per la creazione. Ed eccomi qui. Ho iniziato, dopo mi sono fermato un attimo e ho acceso il televisore. Volevo veder se la curva dei contagi scende e ci diminuisce quella pressione psicologica alla quale siamo esposti, da un bel po' di mesi. Ma la notizia del giorno è la morte di Diego Armando Maradona. Ho girato tutti i canali che danno le notizie 24 ore al giorno, ma dappertutto è uguale. Si parla soltanto di lui.


Va bene, dico anche io la mia. Sarà un po' contro tendenza, ma siamo in una rete libera dove ognuno, almeno per adesso, può dire la sua. Non voglio parlare di lui, ma di noi. La grande maggioranza è molto rattristata da questo evento. Lo vedevano come un idolo, come il miglior calciatore di tutti i tempi. Io non sono esperto calcistico e mi ricordo di tanti nomi grandi che potrebbero entrare nella competizione. Qualche giorno fa ho assistito ad un dibattito tra due famosi giornalisti sportivi che erano indecisi se quel titolo prestigioso assegnare a Pelé o a Maradona. Uno di loro due a fatto un'affermazione che condivido pienamente: io non sono sicuro chi era il migliore tra loro due, ma sono sicuro che Pelé era più elegante. L'eleganza intesa come stile di vita, modo di esistere, non quella del gioco stesso.

Isolati nella natura - un posto ideale per la quarantena
Ma questo che mi colpisce è l'idolatria verso una persona, molto discutibile se tutto guardiamo da un altro aspetto. In Italia si usa molto la parola i nostri valori. Se si fa un sondaggio tra la gente tra questi valori principali, finirebbe anche l'onestà. Ecco, questa virtù non è molto associabile al nostro eroe, anzi. Visti i suoi pregressi nel campo, in questo momento parlo soltanto di questo, tutti si ricorderanno i quarti di finale del Mondiale 1986, quando lui segno un gol irregolare contro l'Inghilterra, facendo passare il turno alla sua nazionale. La mano con la quale ha segnato il gol irregolare, ha chiamato "mano di Dio". Disonesto, egocentrico, prepotente ed anche blasfemo. Eppure tutti lo adorano. Dopo, finita la sua carriera sortiva, non ha dato un bel esempio ai nostri giovani, che volevano diventare i calciatori. Mi ricordo anche che non ha pagato un bel po' di tasse che doveva sborsare qui in Italia. Non è un grande esempio di una persona per bene, come si intende comunemente, ma guai si tocchi il mio idolo. La domanda è semplice: ma perché noi spesso adoriamo le persone che, guardando da un certo punto di vista, non meritano la nostra stima? Zaia direbbe: fattevi una ragione!


Saltiamoci sopra e cambiamo il tema. Parliamo della situazione sanitari attuale, oppure di quella economica. Non molti riescono e vedere il problema nel suo complesso, cioè che due cose non possono essere sfrontate separatamente. Andiamo su un'estremità, del tutto irrealistica, ma che aiuta a comprendere meglio il problema, e guardiamo tutto avendo una quantità illimitata dei soldi nelle casse dello stato. Uno direbbe che forse non è nemmeno tanto irrealistica perché lo stato stampa i soldi. Sì e no! Non entro qui in merito, ma i soldi che si stampano non sono realmente dello stato e dall'altra parte, tanti soldi nuovi provocherebbero in teoria anche l'inflazione. Sarebbe anche qualche altro modo, ma lasciamo perdere. Allora, i soldi non mancano, pertanto la pandemia la risolvo in un brevissimo tempo. Chiusura totale, di tutto quello che non è necessario per l'esistenza fisica; in specie di chiusura di questa primavera, più o meno. Il virus non si diffonde e tutti quelli  che soffrono perché non lavorano, prendono i soldi dallo stato. Due o tre mesi e siamo fuori dal tunnel. Qui ovviamente considero l'Italia del tutto isolata dal resto del mondo. Il problema sanitario è minimo e non ci sono problemi economici e sociali in quanto lo stato fornisce i soldi che servono. Bello!


Sappiamo che nemmeno quelli che sono meglio organizzati e più disciplinati di noi non possono fare questo. Questo punto di vista ci aiuta ad aprire di più gli occhi e comprendere meglio la situazione. Le regole non possono dettare gli scienziati, cioè i medici, ne imprenditori ed artigiani. Dove si ha una discordanza così grande tra due necessità primarie della società, per forza entra in gioco la politica. La politica è proprio mediazione tra le varie problematiche, dove la soluzione di una esplicita l'altra e vice versa. Chi è che fa la politica? I politici! Qui casca tutto. La nostra classe dirigenziale non riesce a svolgere il loro compito per le incapacità intrinseche. Loro sono come noi, cioè gli elettori che li eleggono. Tutti noi e loro siamo egoisti e pensiamo soltanto alle nostre esigenze ed eventualmente a quelle dei nostri più vicini. Degli altri ci importa molto poco. Ma senza altri, nemmeno noi possiamo esser felici e prima o poi ce ne accorgeremo.


sabato, maggio 16, 2020

Una birra memorabile

Oggi è sabato ed io normalmente posto nei giorno lavorativi, cioè dopo ufficio (a volte anche durante, ma non lo dite a nessuno). Non pensavo di scrivere qui oggi, ma un evento mi ha spinto a cambiare l'idea e di rompere l'abitudine. Mi sono alzato tardi stamattina; la notte prima ho dormito poco e male. C'era un nubifragio a Milano che mi ha tolto il sonno. I tuono erano fortissimi e io non riuscivo ad addormentarmi. Appena si tranquillizzava l'atmosfera e mi veniva il sonno, la tempesta ricominciava. Mi sono alzato alle 3 di mattina e mi sono detto: dai mangia qualcosa. A stomaco piene si addormenta più facilmente. Il problema è che quando parto a mangiare di notte, e mi capita di frequente, non riesco a fermarmi. Ho fatto fuori mezzo pacchetto dei biscottini e 2 tazze di latte freddo dal frigo. Lo so, è meglio scaldarlo, ma non avevo voglia di accender il gas a quel ora. Sono tornato a letto e alla fine mi sono addormentato con fatica. Visto che il giorno dopo, venerdì, mi dovevo alzare relativamente preso, per lavorare da casa (ma gli orari di ufficio li rispetto comunque, tutto il giorno mi sentivo parecchio stanco. Ecco la ragione per la quale stamattina mi sono alzato tardi; erano quasi le 11.

Il caffè, le notizie e un rilassamento sul divano. Arriva la mia moglie. Devo precisare che lei era in piedi dalle 8 e si era già stufata della giornata. Caro, diceva lei, andiamo a fare un giro a Idroscalo. Per quelli che non sono di Milano, è un lago artificiale, usato per l'atterraggio degli aerei, e che Milanesi chiamano Mare di Milano. Guardo fuori. C'è solo e tante nuvole, alcune piuttosto nere e minacciose. Non siamo usciti insieme da 2 mesi. Va bene cara, andiamo. Un po' prima del mezzogiorno eravamo là. Pagato il parcheggio, 3 euro, ci siamo diretti verso l'entrata. In questi tempi, è' abilitata una solo, per agevolare il controllo delle persone che entrano. All'entrata due poliziotti e dopo il tizio che misura la temperatura corporea. Siamo ammessi. Partiamo con il nostro giro. Mia moglie è evidentemente in uno stato di felicità. Caro, dopo due mesi stiamo facendo una passeggiata insieme; sono tanto felice. Subito all'inizio del nostro percorso c'è un bar ed è aperto. Divento felice anche io. Al ritorno ci prendiamo una birra qui, esclamo, ma con un leggero punto di domanda alla fine, una supplica. Lei mi guarda gentilmente e acconsente. Ma quanto poco ci vuole per acquisire un buon umore.

Rispetto ai tempi normali, la gente in giro è poca. Quasi tutti con le mascherine. La distanze sono abbondanti e la sicurezza è garantita. Il sole scalda, ma non troppo perché c'è un velo delle nuvole. Le condizioni ambientali sono perfette; non f troppo caldo ed il sole non brucia la mia testa calva. Con una certa piacevolezza le gambe si muovono, prima una dopo l'altra. Scopro che ci sono delle nuove sculture messe lungo il sentiero. Alcune sono carine, ma una è piuttosto brutta. Ci sono tante cose che chiamano arte e che non meritano questo attributo. Dopo mezz'ora abbiamo deciso che lo sforzo era sufficiente. Ci sediamo su una panchina. Mia moglie tira fuori due piccole focacce con le ulive. Quando siamo partiti, ci siamo fermati da un fornaio per comprare il pane e nella borsa sono finite anche queste due focaccine. Meglio mangiare qualcosa prima di bere. Bastano 4 morsi per farla finire, ma a me basta; ed è anche buona. Stiamo tornando ma con un sentiero parallelo, più a nord.

Una birra memorabile all’Idroscalo


Si sviluppa dentro un boschetto che ci garantisce un po' di ombra. Le nuvole si sono diradate ed il sole è diventato più forte. Trovare ogni tanto l'ombra di un albero è piacevole. Ci stiamo avvicinando al bar. Ancora un po'... Ci siamo! Una birra grande, per me, ed una piccola per lei. All'improvviso mi viene voglia di bere anche un caffè da bar. Lo prende anche lei. Ci servono caffè in bicchierini di carta, non nelle solite tazzine. Sono da asporto, ci spiegano. Va bene! Beviamo il caffè al banco e il personale (sono in 3) non protesta. Tanto si beve in un attimo. Ci prendiamo le nostre birre e ci allontaniamo. Non si possono usare le sedie del bar perché è contro il regolamento. In effetti, dovrei camminare e bere la birra. Non se ne parla. A pochi metri di distanza troviamo una struttura per il gioco dei bambini. Dietro ci sono anche due sedie. Ci accomodiamo. Sto per assaggiare la birra. Il bicchiere è di plastica, non di vetro, e questo mi toglie un po' di gusto, ma questa è la prima birra fuori casa dopo più di due mesi. Assaggio. Il liquido dorato scivola giù. Che piacere. Memorabile.

Chiedo a mia moglie di farmi una fotografia, per la memoria, per il ricordo. Così un giorno mi ricorderò che le piccole cose fanno la felicità. Ci ripetiamo tutti questo slogan, ma in effetti non lo comprendiamo molto, finché non arrivano i tempi duri. Finita la birra ci indirizziamo verso la macchina e torniamo a casa nostra. Dopo il pranzo un piccolo riposino con le immagini nella mia testa di una giornata felice, rilassata. Adesso sono qui, davanti alla testiera, premendo i tasti per onorare questo evento anche sul web. Forse qualcuno lo leggerà e condividerà le mie emozioni, legate ad un bicchiere di liquido a basso contenuto alcolico. Cin cin!

martedì, novembre 12, 2019

15 anni con voi

Tutto vero, quello che è scritto nel titolo dell'articolo. Questo è il mio primo blog in assoluto. Non capivo nemmeno che cavolo è un blog, ma tutti hanno iniziato ad aprirli e così ho seguito la corrente. Quando l'ho creato, uno dei primi problemi era intitolarlo. Come sono arrivato a dopo ufficio non mi ricordo molto, ma probabilmente stavo dentro la stanza del titolo e pensavo a quello che mi circonda, aggiungendo il desiderio di stare fuori quel ambiente. Lo so che tutti pensate che sono un impiegato pubblico, ma non è vero: sono semplicemente pigro e spesso non ho voglia di fare quello che dovrei. Tutto qui!

Se guardate la colonna a sinistra, sotto la voce archivio, potete constatare che il mio primo post è datato 19 dicembre 2004. Era un messaggio di prova e dopo ha seguito una serie di annunci parrocchiali divertenti, rubati da qualche sito o blog da parte mia. Per qualche anno sono andato così, spesso prendendo in prestito il materiale degli altri. Ero poco o per niente originale per il semplice motivo che la motivazione non era blogare, ma avere un posto dove posso inserire i collegamenti verso i miei siti, quelli che contavano davvero; oppure dovevano contare. Dopo si è fatta sentire la divinità del web, già allora al potere (con tempo diventerà un potere assoluto), e ha detto che non si possono copiare i contenuti e chi lo fa sarà punito. Cumino, mi tocca lavorare, cioè essere creativo e scrivere qualcosa proprio.

C'era un altro parametro importante: la lunghezza del post. All'inizio si parlava di 200 parole e tutti i miei primi scritti erano limitati su questa quantità. Dai, in pochi minuti ci si riesce a scrivere una cosa del genere. Col tempo, anche questo parametro ha subito delle modifiche ed oggi cerco almeno 600 parole. Dicono che ci vorrebbero anche più di mille, ma io mi stanco molto prima e non voglio guastarmi la salute mentale per rispettare certi obblighi che tutto sommato non hanno nemmeno certezza. C'è qualche genio del web che spara una e tutto iniziano a diffondere il sapere, non proprio e a volte nemmeno il sapere. Direi, da quello che vedo, che dal 2009 ho iniziato a scrivere le cose un po' più lunghe. Il blog è imposto dal fornitore del servizio (sempre a dipendenze della santità del web, che il suo potere sia sempre con noi) e su questo c'è poco da fare. Ma d'altronde si parlava sempre di più dei contenuti. Certo, il testo è un contenuto base, ma intuivo che Lui apprezzava qualcosa di più e così ho cominciato ad inserire ogni tanto qualche fotografia. Ma da dove le prendo, le foto? Non si ruba in giro, questa me lo ricordavo bene e pertanto ogni tanto usa la mia macchinetta digitale. Si va a fare una passeggiata pomeridiana di domenica. Si scattano le foto degli alberi, del cielo con le nuvole (senza nuvole tutto è troppo sbiadito e manca il contrasto) e non si disprezzano dei paesaggi contenenti tanti albere e magari un fiume, oppure un canale, quello vicino al paese dove abito.

Post numero 59


Anche oggi ho l'abitudine di controllare il numero di parole a metà della scrittura. Sono appena riuscito a superare la metà di mille. Vai, ancora un po' di pazienza e di impegno. Come si vede, scrivo in stille corrente del pensiero in quanto cerco di raggiungere lo scopo in meno tempo possibile. Questo decisamente diminuisce la qualità del contenuto, ma aumenta la dinamicità del testo. Cerco sempre di sforzarmi di scrivere le frasi brevi, ma mi sono accorto che questo è contro la mia natura. Io sono psicologicamente una persona complessa ed è così anche il mio modo di esprimermi, anche dopo ufficio. Ed è difficile scapare da se stessi. Il carattere si è radicato profondamente nella nostra persona ed è molto difficile cambiarlo. Ritengo che sia meglio assecondarlo. La prima considerazione che in questo modo siamo noi stessi, e siamo anche più veri e credibili. Mi sono stancato, perciò adesso mi farò un caffè e dopo continuo. Mancano ancora circa 8 righe per arrivare al fondo della pagina, che tutto sommato è la misura visibile del traguardo finale, almeno per quanto riguarda la lunghezza. Il controllo matematico mi mostra che la prima cifra è 7, il mio numero fortunato e da molti ritenuto un numero sacro e spirituale.

Come dicevo, il mese prossimo si arriva all'anniversari, ma nel giorno fatidico io non sarò a casa e non potrò scriver un posto. Pertanto, mi prendo questo impegno oggi, con un po' di anticipo. Pausa caffè. Il liquido nero non mi ha sodisfatto molto in quanto era troppo acquoso. Ho fretta di finire perché devo prendere un treno, ma per produrre un buon caffè devi avere la pazienza ed inoltre devi metterci l'amore. Ci sono quelli 4 ragazzi inglesi che dicevano che l'amore è tutto quello che ci vuole. La prima cifra è diventata un 8. Grande me!

lunedì, maggio 06, 2019

Dentista

Se si facesse un sondaggio tra la gente che lavora, chiedendo se è meglio in ufficio o dopo ufficio, il risultato sarebbe scontato: la seconda opzione vincerebbe nettamente. Però, ci sono dei casi dove il dopo ufficio non è molto piacevole: per esempio quando si deve andare dal dentista. Oggi, alle 18:15, devo fare il controllo, e questo, almeno spero, non rientra nei casi spiacevoli, perché non aspetto il dolore e tutto dovrebbe finire entro un quarto d'ora. Per la tempistica sono abbastanza sicuro, ma l'orario del ricevimento dal mio dentista è molto flessibile, e può durare anche un'ora in più del previsto. Ma torniamo indietro con la storia.

Era un giovedì. Sabato dovevo partire per una lunga vacanza. Durante la pausa pranzo mi sono recato come al solito nella mensa aziendale. Ho preso una pizza. Di norma è buona, ma parecchio dura. Arrivato alla metà della porzione sento qualcosa di strano in bocca. Toco dentro, in modo molto discreto, comprendo il dito con il tovagliolo, e trovo un pezzo di un dente; si è spezzato. Praticamente è rimasta soltanto la radice. Già da tempo sentivo che la c'è qualcosa che non va. Quando passavo con il filo interdentale, quello non andava liscio, ma a volte si bloccava. Avevo deciso di passare per un controllo dopo la vacanza, ma il dente ha deciso di saltare prima. Tutto sommato, ho accettato con la filosofia l'evento e giorno dopo ho chiamato l'ordinazione per prendere un appuntamento, appena torno dalla vacanza. Di sera, era venerdì, finisco la cena e mi prendo un cioccolatino. Di nuovo, un dente spezzato, ma dall'altra parte. Anche la avevo qualche dubbio, ma...

In vacanza, prima del dentista


Pazienza. La vacanza era di quelle lunghe e costose, che si fanno forse una volta sola nella vita. Pertanto, ho rimosso dalla mente i denti caduti e mi sono goduto la vacanza. Comunque, mentre mangiavo non riuscivo proprio a dimenticare la problematica in quanto due denti mancanti si sentono mentre si mastica. Tre giorno dopo la fine dello spasso, mi sono presentato dal dentista. Siamo quasi amici. Gli ho raccontato brevemente dove sono stato e dopo ho fornito le informazioni sulla rottura dei denti: gli ho fatto vedere anche gli oggetti smariti che avevo conservato. Ha dato un'occhiata e dopo ha fatto la radiografia. Niente da fare. Entrambe le radici si sono spezzate in due pertanto devono essere estratte. Mi ha elencato tre opzioni per dopo e alla fine abbiamo scelto insieme a fare l'impianto, per meglio dire 2 impianti. Rendendomi conto della portata dell'intervento, ho chiesto il prezzo. Elevato. Sopravvivrò, ma qualcun altro, meno abbiente economicamente, dovrebbe prendere un prestito oppure rinunciare a comprare una macchina usata. Il nuovo incontro, quello operativo. È stato fissato per la settimana prossima.

Mi sono presentato alle 16:00. Di norma vengo più tardi, dopo ufficio, ma qui ci voleva l'assistente e lei se ne va alle 17:30, se no chiede gli straordinari. Mentre aspettavo mi hanno fatto bere un forte antidolorifico, dopo mi hanno vestito per l'operazione: cappellino, copri scarpe ed un lenzuolo sopra i miei abiti (se inizia a schizzare qualcosa, mi hanno spiegato). L'anestesia era forte e non sentivo niente ma intuivo che l'estrazione procede lentamente, con qualche problemino. Finita questa, bisognava infilare nell'osso una specie di bullone e per questo ci vuole trapano. Qui mi fermo, perché ho iniziato a perdere l'interesse per quello che succedeva nella mia bocca e pregavo intensamente che tutto finisse. Il dolore non c'era, ma tenere la bocca aperta e subire la cacata dei vari liquidi che vogliono finire nella mia gola, era diventato quasi insopportabile. Dopo circa un'ora e mezza è finito tutto. Dovevo sciacquare la bocca, ma i muscoli della stessa non erano controllabili: l'effetto dell'anestesia.

Mi ha prescritto degli antibiotici ed antiinfiammatori. Sono andato nella farmacia di fronte. La tizia mi ha dato quello che era prescritti ma, visto che prendo antibiotici, ci vuole qualcosa per la difesa dello stomaco, e riuscita a infilarmi anche due integratori. Il costo di quelle due bottigliette extra è arrivato a 52 euro, doppio di quello che effettivamente dovevo comprare. Capiscono che sei uscito dal dentista, che sei contento perché la seduta è finita e sei anche un po' scioccato dagli eventi, e sanno che non opporrai la resistenza. Un guadagno extra e non di poco. Almeno loro erano contenti quel giorno.

Come avevo sottolineato nell'introduzione, oggi c'è controllo e bisogna prendere l'appuntamento per il secondo dente. Dopodiché devono passare almeno 3 mesi prima di mettere il dente nuovo. In tutta questa faccenda, c'è una cosa che non mi dispiace. Dall'altra parte della strada c'è un bar molto piacevole, e dopo l'incontro con il tizio che si diverte con i miei soldatini bianchi, dentro la mia bocca, vado là a sciacquare la bocca di quei disgustosi sapori odontoiatrici con una buona birra. Se mi scapa il treno, a volte ripeto il processo e con due sto ancora meglio.