lunedì, settembre 10, 2018

 

Un matrimonio milanese

Due giorni fa era sabato. Alle 2 di pomeriggio mi stavo vestendo per un matrimonio. Mi sono messo i pantaloni nuovi, comprati quella mattina. La giacca era procurata un bel po' di tempo fa, ma mia moglie non era contenta con l'abbinamento: nessun paio di pantaloni che avevo andava bene, almeno per lei. Per me tutti andavano bene. Lei vince sempre. Così tutta la mattinata abbiamo trascorso nei negozi cercando un accoppiamento giusto. Alla fine è andata bene. Mi stavo osservando nello specchio e non ero scontento. Un paio di scarpe sciccose e l'immagine è stata completa. Il matrimonio, cioè la chiesa dove lo stesso si svolgerà, è nel centro di Milano, a pochi passi dal Duomo. Anche il party che seguiva era nelle vicinanze. Per i potenziali problemi di parcheggio si è deciso di lasciare la macchina in periferia e prendere la metro. Il matrimonio di chi, forse qualcuno chiederà?

Di una buona amica di mia moglie. Io l'ho vista un paio di volte. Il suo marito ho visto una volta sola; abbiamo festeggiato un capodanno, circa 10 anni fa, insieme. Così vado ad un evento dove non conoscerò praticamente nessuno. Pazienza. In qualche modo sopravvivrò. Ma forse non sarà troppo noioso. Entrambi i sposi sono legati al mondo del giornalismo milanese. Lo sposo addirittura a quello sportivo. Da meno di un anno che è andato in pensione, ma era un giornalista storico che seguiva una delle due squadre della città. Forse, forse ci potrebbe stare qualcuno dei personaggi famosi. Speriamo. Un quarto d'ora per dall'inizio siamo davanti alla chiesa. Mai vista prima. Nel centro sono a decine e scopro che anche molte altre persone non la conoscono. Siamo 130 invitati, così mi è stato detto. Una fascia medio alta di Milano. I signori tutti negli abiti grigi o blu. Sono unico con i pantaloni chiari e la giacca scura. Per il vestiario mi distingua a prima vista. Le signore sono una carrellata dei vestiti. C'è di tutto; l'eleganza, la bellezza, le stranezze ed anche qualche abito provocante, con poco materiale oppure con le trasparenze inaspettate. La media dell'età è su 50, 60 anni, corrispondente all'età degli sposi. Siamo nella media.

Una coppia veramente felice


Si entra nella chiesa. Sorpresa! Dentro fa molto caldo. Le chiese spesso sono fredde e d'estate è molto piacevole entrare, ma non in questa, specialmente se devo portare anche la giacca. Sudo leggermente. Entra la futura moglie, l'amica della mia. La cerimonia inizia. Dura circa 75 minuti. Un po' troppo per il mio gusto. Gli invitati non partecipano più di tanto. Se non ci fossi io con la mia voce forte, l'assemblea sembrerebbe quasi assente. Ma non si sono dati il bacio, quello ufficiale, è l'osservazione della maggioranza. Dopo, il prete che guidava la cerimonia ci ha spiegato che quello è da film americani e che nella liturgia il bacio dopo il sì non è previsto. Mi sembra un po' strano, ma non ero unico a rimanere sorpreso da quest'affermazione. Il fotografo fa le foto della coppia con gli invitati; centinaia. Finalmente è arrivata l'ora per trasferirsi nel posto dove si fa il dopo matrimonio. Pensavamo di prendere il taxi, ma una coppia aveva due posti liberi e così gli abbiamo sfruttati. Il tizio si è perso un po' nelle viuzze del centro e così abbiamo avuto a disposizione un giro turistico aggiuntivo. Era piacevole vedere alcuni posti che non avevo mai visto prima.

Il posto dove si faceva la festa è un giardino interno di un edificio storico di Milano. Entri dentro e capisci che non molti matrimoni si svolgono in un posto così bello e raffinato. I muri interni tutti coperti delle piante che strisciano sulle pareti. All'interno del cortile 3 tavoli con stuzzichini: uno con prodotti di carne, uno con pesce ed uno con le verdure. Ma niente salumi e prosciutto. La roba è molto più sofisticata. Sottolineo un piattino che chiamano "uovo perfetto". Roba strana, ma molto appetibile. I camerieri erano numerosissimi e giravano tra gli ospiti con i bicchieri di spumante. C'era anche il banco dedicato alle bevande, per quelli che volevano qualcosa di analcolico, oppure più forte. Tutto questo ho compreso in un instante. Nel secondo istante sono rimasto come una mummia. C'è l'ex presidente di una delle due squadre di calcio milanesi. Cavolo, non posso farmi sfuggire l'occasione. Mi avvicino e chiedo si vorrebbe fare una foto con me. Lui, un grande signore che piace a tutti (almeno avete capito che non è) si concede gentilmente. Mia moglie scatta con il suo smartphone. Ringrazio. Sono contentissimo. Mi sento come se facessi parte dell'alta società milanese, anche se questo non è vero per niente.

Giro un po' e faccio due chiacchiere. Ci sono altre persone che conosco dalla televisione. Ma guarda un po': sei tu quel calciatore (abbastanza) famoso. Sì, sono io. Una bella parlantina, scambio delle opinioni e dei giudizi. Una persona molto piacevole e disponibile. Arriva l'ora per mangiare qualcosa più sostanzioso. Sia richiama nella sala dove saranno serviti due primi: risotto alla milanese, in modo tradizionale e paccheri. Rimango sorpreso quando scopro che siamo seduti al tavolo principale, con gli sposi. Con noi anche la coppia che ci ha data il passaggio dalla chiesa, altre due signore senza accompagnatori ed il prete che ha celebrato il matrimonio. Non sapevo di essere così importante. Certo che non lo sono; è mia moglie. Un minimo di orgogli lo sento, devo ammetter. Finita la cena, tutti fuori per la torta nunziale e dopo la musica con un DJ di una famosa radio. Altri dolci, tanto vino e per finire un buon rum. La festa è finita a mezzanotte. Un bel evento, il migliore di questo tipo nella mia vita. Auguri e tanta felicità agli sposi.


giovedì, marzo 08, 2018

 

La saggezza

La parola che uso nel titolo è quella che ti permette di dire di avere una lunga esperienza della vita, ma senza usare la parola vecchio. Tutti gli aggettivi sono corretti e sostenibili, ma alcuni suonano meglio: essere saggio è praticamente impossibile a 20 anni. Con lo sviluppo della saggezza purtroppo c'è una devoluzione della sveltezza. Il cervello ci metto molto di più per arrivare a certe conclusioni. Però con 20 anni non ci arrivi nemmeno, pertanto il dato oggettivo è questo qui: giungi alla scoperta, ma lentamente. Ma di cosa sto parlando? Fattemi tornare in me; mi sono perso per un attimo in questa ingegnosità filologica. Anche questo è uno degli effetti del tempo che passa: la dimenticanza. La quantità delle notizie diventa troppo elevata e non c'è più posto per immagazzinarle. Pertanto, se siete ancora giovani ecco un consiglio spassionato: meno memorizzate, avrete più spazio disponibile nel futuro.

Torniamo a noi. L'oggetto che ho compreso dopo un congruo tempo che ha collegato due cose delle quali parlavo sopra son le passate elezioni politiche del 2018 (se non scrivo l'anno chi sa se mi ricorderò la prossima volta dell'argomento). Di solito da noi vincono tutti. Questa volta sembrava diverso perché il PD si è proclamato perdente. Anche il loro segretario (non menziono il nome perché porta sfiga) ha ammesso la sconfitta. Molto strano per una persona così egocentrica. Ma ieri mi si sono aperti i canali celebrali ed il flusso dei pensieri si è incanalato, dando la risposta. Il vero vincitore delle passate elezioni è il Partito Democratico! Qui qualcuno aggiungerebbe tre punti di domanda, ma io ho messo un punto esclamativo: è uno scoop del quale nessuno se n'è accorto.

la sagezza nascosta nelle cose


I vari analisti spaccano la testa per indovinare i futuri scenari per la formazione del prossimo governo. L'unica soluzione che invaliderebbe la mia scoperta è l'unione tra la Lega e quelli di 5 Stelle. In tutti gli altri casi c'è un protagonista indispensabile: il già menzionato PD. Ma non basta qualche parlamentare profugo; ci vogliono tutti, ammesso qualcuno che scappa dalla soluzione finale. Nel futuro governo del paese ci sarà anche il PD. Ho fatto la mia previsione qui, pubblicamente, alla luce di sole (sicuramente piacerebbe ai pentastellati). A tempo debito potrà essere verificata e giudicata. Se sbaglierò chi se ne frega, ma se indovino sarà una pietra miliare nella mia vita. Mi chiameranno tutte le televisioni per partecipare ai loro talk-show sulla politica e sul gossip. Anche quelli dell'Isola dei Famosi vorranno avere le mie valutazioni sui loro concorrenti. Forse, addirittura mi considereranno un VIP (nemmeno adesso sono molto meno VIP rispetto ai partecipanti di quest'anno) e mi includono nella gara della sopravvivenza.

Arrivato al quarto paragrafo, mi sono fermato per un momento per rileggere il mio capolavoro sopraesposto. Del lavoro c'è, ma forse non è proprio capo. Non importa! Volevo essere profondo e divertente contemporaneamente; almeno l'intenzione si vede. La realizzazione potrebbe essere migliore, però l'onesta del pensiero c'è; tutta! Oggi sono un po' turbato per lo sciopero nazionale per i diritti delle donne. Guarda, guarda, proprio per il giorno della Festa delle donne. Indagando tra gli addetti delle ferrovie, che scioperano, ho scoperto che non hanno nemmeno un'idea perché è stato proclamato lo stato di agitazione. Per me è un problema in quanto sono un pendolare. Per questo mi sono svegliato prima del solito, per usufruire dalla fascia di garanzia.

Prima di uscire da casa ho dato uno sguardo su Forex per vedere come stanno i miei investimenti in valute estere. Le notizie non erano bone. Si prospettava una giornata grigia, ma fuori era il sole, brillante. Sono arrivato in ufficio senza disaggi, un ora in anticipo. Mentre si prendeva il solito caffè mattutino e uscito fuori che quelli della metropolitana non hanno incrociato le braccia. Mi sono collegato all'Internet per vedere cosa fanno quelli delle Ferrovie. Loro sì che sono fedeli ai loro impegni: almeno metà dei treni cancellata. Non è che negli altri giorni cambia più di tanto.

All'ritorno i treni erano quasi voti e poco puntuali. La gente non si fida e sempre di più si orienta sulla propria macchina. Questo aiuta notevolmente l'aria pulita di Milano (tutto dovrebbe essere tra le virgolette). Mia moglie soffre per me e vorrebbe comprare un appartamento nella zona dove lavoro; così eviterei 2 ore di viaggio, andata e ritorno, tutti i giorni. L'idea non è stupida, ma mancano i soldi per fare un investimento di genere. Alla fine mi chiedo: ma se tutto andrebbe liscio, come sarebbe normale, di cosa scriverei qui?

martedì, settembre 12, 2017

 

Film senza storia

Il cinema multisale Arcadia si trova a Melzo. La sala Energia ha lo schermo più grande d'Europa e l'hanno scorso ha preso il premio come miglior sala europea con la tecnologia più avanzata. Sono entrato dentro sabato scorso per vedere il colossal Dunkirk. Questo tipo di film preferisco vedere in un sale cinematografica perché perde tanto se si vede al televisore. L'inizio era previsto alle 17:30. Di solito sparano prima una marea di pubblicità che non sopporto.  Il prezzo dei biglietti è alto e devo subire anche un lavaggio del cervello. Questo volta hanno dato soltanto l'anteprima di alcuni film in arrivo e questo mi sta bene, come informazione. Sottolineo che il biglietto questa volta era di 12 euro perché la proiezione era in 70 mm, una pellicola che offre una maggiore qualità. Sono bravi a sfilarci i soldi dalla tasca, ma almeno passo 2 ore godendomi un bel film.

Dopo 20 minuti stavo pensando di abbandonare la sala. Il film era noioso ma era il suono che mi dava fastidio. Una nuova tecnologia Dolby con i bassi particolarmente accentuati. Vibrava tutto in una cacofonia disordinata e violenta. Ho letto che alcuni hanno apprezzato tanto la musica. Ma quale musica? Io ho sentito soltanto rumori, infinite esplosioni e le note disarmoniche. Forse a qualcuno piace, ma io quasi volevo abbandonare. Alla fine sono riuscito a convincermi di rimanere. Maliziosamente già sapevo che ci sarà tanto materiale per una bella critica negativa. Il tema è un evento dall'inizio della Seconda Guerra mondiale quando i tedeschi hanno intrappolato 400 mila soldati francesi ed inglesi. Questi aspettavano disperatamente le navi che gli porteranno oltre la Manica, nella Gran Bretagna. Ma le navi non arrivavano. Alla fine sono stati evacuati con le barche piccole dei cittadini inglesi che si sono lasciati attirare in quest'avventura.

Come si fa un film su questo tema. Ho racconti le cose come sono andate o affronti una o più storie personali che in modo indiretto fanno capire cos'è successo, insieme alle sofferenze dei personaggi raccontati. Il regista ha apparentemente scelto la seconda modalità. Apparentemente, perché la storia vera non c'è. Si susseguono le immagini dei bombardamenti, delle navi che affondano e delle battaglie aeree. Delle persone si vedono poche e le loro storie non sono per niente coinvolgenti. La maggior esposizione è data h un soldato inglese. All'inizio tutti i soldati inglesi sono schierati in modo ordinato, come la disciplina militare richiede, sulla spiaggia aspettando le navi. Lui invece sembra un disertore, gira tra gli altri soldati e alla fine prova a imbarcarsi su un flottante della croce rossa, in modo fraudolente. Proprio non si capisce chi è e cosa fa. L'unica distinzione farei con il capitano inglese, suo figlio ed amico di suo figlio che con una barca partono dall'Inghilterra per salvare i soldati. Anche il personaggio del pilota di uno Spitfire. Partono in tre e ogni tanto uno viene abbattuto, ma lui è sempre là, eroe in primo piano.

Alla fine attere su una spiaggi, perché è rimasto senza carburante (almeno 15 minuti prima di atterraggio), e la lo catturano i soldati nemici. Nel film non si menziona mai che sono i nemici, cioè non si pronuncia mai la parola "tedeschi". Meno male che la durata è relativamente limitata; un'ora e mezza, se no mi veniva urticaria. Accesesi le luci della sala, ascoltavo un po' cosa dice il pubblico e ho visto i vari umori: ad alcuni è piacito ad altri no.  Lo stesso è anche con il popolo Internet. Su IMBD il film ha un voto elevatissimo, 8,4 di 10, ma tra i commenti si trovano anche le critiche molto aspre ed argomentate. Molte delle argomentazioni condivido in pieno. Si tratta di un film che vuole stupire con le immagini, con il suono e con le scene crude di sofferenza, ma non va oltre.

Allora, l'arte cinematografica è come tutte le arti soggetto alle valutazioni varie. Non è un ramo della scienza che si può valutare in modo matematico. Mi rendo conto che sono in minoranza, ma sono convinto che questa pellicola non si merita tutta quella attenzione alla quale è sottoposta. Una buona parte di alcune clamorose dichiarazioni, come per esempio che si tratta di un capolavoro, sono dovute al fatto che con gli incassi occorre coprire le enormi spese che il film ha richiesto per la sua produzione. Si parla di un importo superiore ad un miliardo di euro. Soldi buttati in vano. Negli ultimi tempi le produzioni si basano sempre di più sull'azione, sugli effetti visivi e audio che sulle storie da raccontare. I tempi sono così.

Le nuove generazioni non riescono ad essere concentrate su una scena più di 10 secondi e per questo che si è velocizzato tutto, le nostre vite incluse. Perché a qualcuno piace così, alle grande fratello che ci osserva e controlla. Perché quando tutto si svolge molto speditamente non c'è tempo per pensare, per riflettere sul senso. Ma c'è qualcun altro che ha ragionato già e ha trovato i sensi che dobbiamo seguire noi. Gli artisti spesso si mettono in funzione di questo concetto. Mi piacerebbe capire se lo fanno a posta anche loro si trovano nella stessa trappola senza accorgersene.

mercoledì, febbraio 08, 2017

 

Le regole

La risposta a quest'affermazione in Italia è molto spesso del tipo, eh chi se ne frega. Siamo fatti così, poco disciplinati, noncuranti delle regole, specialmente se le dobbiamo rispettare noi. Se qualcun altro lo fa e a noi da fastidio (per esempio vicino di casa che fracassa fino a mezzanotte) chiediamo ad alta voce che siano rispettate. In poche parole, ci piacciono le regole flessibili. Questo è in chiaro contrasto con la parola disciplina che prevede il rispetto dei dettami. Poca disciplina e tanta fantasia per giustificare la mancanza della prima. Così nasce la creatività italiana. Sono le cose che entrano nei geni e a volte danno i risultati straordinari sui vari campi dell'operatività umana; nell'arte, nella tecnica, nei piatti di cucina. Ecco le duo cose opposte che si bilanciano, pertanto la nostra fama nel mondo è duplice, buona e cattiva.

Il fenomeno non rispettoso è diffuso in tutte i porri della società, partendo da un singolo individuo, magari un impiegato della pubblica amministrazione che non sempre timbra da solo, arrivando ai vertici politici dello stato. Il nostro primo ministro ha dichiarato qualche giorno fa che noi rispettiamo le regole (pensava a quelle europee) ma non possiamo accettare che loro rallentino la nostra crescita. Le parole non erano proprio queste, ma il concetto è corretto. Ecco una prova come siamo fatti; siamo molto flessibili e molto bravi a parole. Se gli si faceva notare questa contradizione all'interno di una frase molto breve, né sono sicuro che dava una spiegazione molto creativa, all'italiana. Però...

Però, siamo andati oltre ogni limite. La mancanza di rispetto delle regole ci a portato sull'orlo di una voragine. Spero che nessuno dirà che dovremmo fare un passo in avanti. Un fatto culturale, diventato quasi genetico, e molto difficile curare. Specialmente è difficoltoso sanare una cosa che non è nella tua conoscenza. In effetti noi ancora non siamo riusciti a capire cosa ci a portato al ciglio del crepaccio. La maggior parte di quelli che danno colpa all'Europa e all'euro, pensa veramente così. Ci sono anche quelli che capiscono bene il problema, ma non hanno alcuna convenienza di risolverlo, o almeno di provare. La loro posizione in un sistema ipocrite è buona e invidiabile dalla maggioranza delle persone. Perché allora dovrebbero combattere il sistema che gli ha portato al successo?

Sento la nostra dirigenza lamentarsi per l'austerità imposta dall'Unione Europea. Qui apro una parentesi. Noi siamo parte di quella unione e le regole le abbiamo create e firmate anche noi, perciò è poco corretto (ma conveniente politicamente guardando) parlare in terza persona. Perché è conveniente per loro? Perché ci vuole sempre un nemico verso il quale indirizzare la rabbia delle masse. Un buon nemico, interno o esterno, era uno delle pietre fondamentali dei vari fascismi e comunismi. Noi ne sappiamo qualcosa su entrambi. Il primo lo abbiamo inventato noi e con l'altro abbiamo flirtato cosi tanto che anche esso ci è entrato nei geni.

Quelli politici proprio sfacciati semplicemente danno la colpa all'Europa senza alcuna argomentazione; a gente già piace così. Quelli che vogliono sembrare più seri (non dico che lo sono), provano anche a dare qualche argomentazione. La stretta sulla politica monetaria non ci permette di indebitarsi ulteriormente e noi quel ulteriore debito lo useremmo per rilanciare l'economia e l'occupazione. Cavolo, sei già indebitato fino al collo e vorresti aumentare ulteriormente il debito? Ci potrebbe anche stare, ma la storia ci insegna che i nostri indebitamenti non sono mai stati produttivi. Vedi per esempio i miliardi investiti nelle opere iniziate e mai finite e le spese assistenzialistiche, specialmente al sud. E loro vorrebbero tornare alla lira! La nostra lira è stata sempre una valuta debole. Se non avessimo avuto l'euro 15 anni fa, oggi probabilmente saremmo già da tempo in bancarotta.

Noi che abbiamo un mutuo da restituire sappiamo benissimo quale è la differenza tra un tasso di interesse del 3% e del 7%. Con la lira avremmo quest'ultimo e il debito sarebbe sicuramente oltre 150% del prodotto interno lordo, soltanto per questa ragione. Tenete conto che Renzi, anche con le strette imposte è riuscito a spendere nostri 10 miliardi per comprarsi i voti per le europee. Pensate un po' quanto spenderebbero senza qualcuno che li sorveglia. Vi ricordate nel passato interi paese che hanno votato un certo partito e che tutti erano in pensione, anche a 40 anni di età. Ecco perché noi domani le pensioni forse le vedremmo e forse no, chi sa? Ieri il parlamento ha protetto i debitori del MPS dalla divulgazione dei loro nomi. Ci mettono le mani nelle tasche e noi non abbiamo nemmeno il diritto di sapere a che vanno i nostri soldi. Ho visto ieri che i romeni (va bene anche rumeni) sono riusciti con la loro protesta durata qualche giorno, far cambiare un decreto al governo. Bravi! Ma noi non abbiamo voglia di farlo, ci sta bene così.

Ultimamente si parla molto anche di Donald. Alla maggiore parte non sta bene. Ho sentito un commentatore qualche giorno fa esprimere un giudizio sul provvedimento riguardante il blocco degli immigranti da alcuni paesi musulmani. Diceva più o meno cosi. "Gli devo dare il merito di rispettare le promesse agli elettori in campagna elettorale. Ma in campagna si dice di tutto e io pensavo che lui moderasse le sue azioni." In altre parole, non doveva fare quello che ha promesso, per accontentare quelli che non l'hanno votato. Un ragionamento del tutto italiano. Complimenti!


martedì, luglio 05, 2016

 

Coraggio

La fortuna segue i coraggiosi, ho sentito dire molte volte le persone più sagge di me. Mi riferisco all'uscita della nostra nazionale di calcio contro la Germania, qualche giorno fa, nei quarti dei Campionati Europei 2016.

Concettualmente condivido i giudizi dati alla nostra squadra. Si è visto impegno, la corsa, il desiderio da vincere e di andare avanti. Mancanza dei fuoriclasse e non proprio altissimo livello tecnico sono stati sostituiti dal collettivo. Il calcio è un gioco collettivo e questa componente è della primissima importanza. Tutti siamo stati testimoni all'impresa dell'Islanda che è arrivata ai quarti proprio grazie al concetto della collettività. Qui vorrei soltanto sottolineare che hanno vinto 2:1 nel secondo tempo contro la Francia. Sui rigori salto le uniche discussioni che si sono aperte. Ne ho visto tanti europei, mondiali e competizioni per i club: tante partite sono finite ai rigori e l'esito era sempre incerto. E' una lotteria, un caso. Ma noi potevamo, forse, vincere prima.

Tono un attimo indietro, alla partita Croazia - Portogallo, svoltasi due giorni prima. La Croazia, per me, era una delle squadre migliori della competizione. La citata partita era una delle più noiose che ho visto. La Croazia non era se stessa. Non si giocava, non si provava nemmeno a fare un'azione ragionata per arrivare al gol. Sembrava che tutti avevano i piedi legati, oppure che gli è stato impostato uno schema tattico troppo prudente che non gli permetteva di osare. Questo se sentiva anche nelle azioni dei singoli che non mostravano nemmeno una parte delle qualità che hanno messo in evidenza nelle partite precedenti. Ed allenatore? Niente! Lui ha diretto la strategia e la tattica, basandosi sugli schemi precedentemente vincenti, ma limitando la libertà dei giocatori. Ha semplicemente trascurato il fatto che il buon gioco mostrato nelle prime partite era il risultato della libertà dei giocatori di lasciare la propria posizione, di giocare una palla diversa di esprimere la propria creatività. Arrivati i supplementari non ha cambiato niente, lasciando gli stessi protagonisti nel campo. Finalmente, ma troppo tardi, 10 minuti prima della fine, ha messo dentro Pjaca. Da quel momento La Croazia è tornata ad essere una grande squadra. In pochi minuti 3 occasioni ed un palo. E, vero, hanno preso un gol, quello risolutivo. Ma se questo succedeva all'inizio, avevano tutti i tempi e tutti i mezzi di risalire.

Ma questo cosa c'entra con l'Italia? E' successa la stessa cosa. Mancanza di coraggio. Paura di cambiare qualcosa perché potrebbe andare peggio. Ma cosa poteva andare peggio? Siamo entrati nei supplementari con Eder e Sturaro che non camminavano più e Conte aveva a disposizione ancora due cambi. La cosa più logica era togliere Eder e mettere Insigne. Quest'ultimo ha giocato poco in precedenza, ma si è distinto particolarmente con l'impegno e la bravura. Credo che molti l'abbiano pensato come me in qui momenti. Alla fine Conte ha fatto questo cambio, ma troppo tardi. Comunque per pochi minuti di presenza, Insigne ha cambiato il volto della nazionale; hanno visto tutti.

Adesso ci piangiamo un po' adesso e malediciamo la mala sorte. Vi ricordate gli anni bui della Germania? Verso gli anni novanta perdevano da tutti. Hanno capito, hanno cambiato le cose e sono tornati tra le più grandi. La federazione ha fatto un po' di provvedimenti. Hanno obbligato i club di lavorare con i giovani e di fargli giocare e hanno limitato il numero degli stranieri nelle squadre della Bundesliga. Non possiamo fare una cosa simile anche noi? Nel nostro campionato vedo tanti stranieri mediocri e sono sicuro che riusciamo a trovare senza problemi i loro pari, ma italiani. E così forse si scopre che qualcuno, avendo una vera occasione, è un po' più di un giocatore mediocre. Forse si scopre anche qualche fuoriclasse che ci manca. Ma non dimentichiamoci del buono di questo campionato: la collettività.



Finalmente è stato svelato il segreto del successo dell'Islanda: che calcia fuori campo deve andare a recuperare la palla.

sabato, ottobre 10, 2015

 

Un giorno insieme

L'anno che lentamente sta per finire è stato molto caldo. Molti si lamentavano, ma a me il caldo piace. Mi dà una sensazione di libertà; ti vesti poco, sei più vicino allo tuo stato naturale. Siamo in ottobre e il clima è ancora piacevole. Per festeggiare questa estate prolungata ho invitato giovedì scorso la mia consorte per accompagnarmi al mio abituale pranzo. Spesso, diciamo due volte a settimana, vado in un ristorante Giapponese, gestito dai cinesi. Sembra che ultimamente questo tipo di ristoranti crescono come i funghi dopo la pioggia. Fino allo scorso autunno era una trattoria italo cinese che per pranzo offriva il menù italiano, a scelta tra 4 primi, 4 secondi e 7 contorni, ad un prezzo di 7 euro, e si potevano ordinare anche i soliti piatti cinesi ad un prezzo molto contenuto. C'era anche la pizza. A me sembrava che l'affare andasse a gonfie vele; spesso nell'ora del pasto facevo fatica a trovare un posto libero.

Ma loro, gli stessi gestori, cioè cinesi, hanno ristrutturato l'ambiente in stile giapponese ed hanno cambiato il nome. Il menù italiano c'è ancora, allo stesso prezzo, ma la pizza è sparita e il cibo cinese è stato sostituito da quello del Sol Levante con il sistema "all you can eat" a 9 euro. Mia moglie è una grande amante e buona conoscitrice della cucina giapponese; ha provato quasi tutti i ristoranti di Milano. E così volevo che lei desse anche un giudizio su questo "mio". Inoltre, quel giorno aveva nel pomeriggio l'appuntamento dal parrucchiere che si trova in zona e di sera andavamo insieme a teatro. L'invito era anche un'occasione per passare una giornata lavorativa insieme. Ci siamo seduti e quando volevamo ordinare vari sushi, sashimi e maki, la cameriera ci ha informati che non c'era più riso. Maledizione, non è mai successo e doveva capitare proprio quel giorno. Ho protestato un po', ma alla fine ci siamo comunque arrangiati con cibi fatti senza riso: udon yaki (la pasta di riso), sashimi, gamberetti alla griglia, tempura mista e l'inevitabile miso. Il giudizio alla fine era positivo, sottolineando che c'entra anche il prezzo basso, ma sulla tempura il commento era: "non c'entra niente con quella vera".

Ci siamo ritrovati qualche ora dopo in un bar vicino a teatro per un happy hour. Seduti fuori, godevamo del mite clima di ottobre. Con un cocktail ordinato, a quell'ora ti portano anche un taglierino con salumi, mozzarelle e altre cose, tutte molto buone. Dopo un pranzo abbondante, più che sufficiente per una cena leggera prima di immergersi in uno spettacolo teatrale (a stomaco troppo pieno spesso mi viene sonno). Il conto pagato e via allo spettacolo. Ci siamo seduti e ho iniziato a sfogliare il depliant sullo spettacolo al quale tra un po' assisteremo. Non ne sapevo niente tranne che il regista è molto famoso. Si tratta di Robert Wilson e il pezzo era Odyssey, cioè la storia di Ulisse del poema epico di Omero. Particolarità: gli attori sono greci e parlano in greco, quello nuovo, non antico – qui mi cambia poco. Visto che il testo ha un significato in questa storia, c'era un panello digitale dove scorrevano i sopratitoli (il panello si trovava sopra il palcoscenico). "Speriamo bene", mi sono detto prima dell'inizio. Avevamo dei posti abbastanza vicini e un po' sul lato, ed alzando un po' la testa si potevano seguire gli avvenimenti sul palcoscenico e le scritte sul pannello. Questa volta, i posti migliori non erano quelli di prima fila e questo ha spiegato il mio stupore quando ho visto che il posti sulla balconata costano di più rispetto alle prime file.

Robert Wilson è uno di una certa fama, così mi hanno spiegato, anche se io non avevo mai sentito parlare di lui, ma io non sono uno che di teatro non capisce molto. Gli spettacoli, che ogni tanto vado a vedere, o mi piacciono oppure no. E questo mi è piaciuto parecchio. Wilson non è soltanto il regista ma ha curata la scenografia e l'illuminazione. Quest'ultima l'ho trovata stupenda. Molte scene in controluce, con una parete posteriore illuminate, hanno dato tanto patos. Ma anche i dialoghi ed i canti, anche se non si capiva niente, errano molto piacevoli, ritmici, e mi permetto di dire, così li ho sentito almeno io, mantrici. La storia ben conosciuta, raccontata con i salti temporali in un modo diverso, un po' in vecchia maniera, anni 30 un po' stile cartoni animati, con tanti leitmotiv che seguivano i personaggi, alcuni di loro molto simpatici, altri buffi. Una bella giornata passata insieme.

martedì, marzo 24, 2015

 

La vita è una cipolla

Non sono mai andata in Spagna e non parlo lo spagnolo. I film di Almodovar mi piacciono. Molto. Alcuni di più, altri di meno. Trovo interessanti i suoi personaggi e gli attori che li interpretano. Avendo scarsa memoria, non memorizzo mai i loro nomi, Penelope Cruz a parte. Pochi giorni fa ho saputo che a Milano c'era la prima di uno spettacolo surreale. Alle superiori, ho studiato con interesse tutto il periodo surrealista. Incuriosita, ci sono andata. Non alla prima. Fortunatamente (poi vi spiegherò il perché) allo spettacolo sono andata preparata. Almeno, è così che pensavo. Ho assistito ad una intervista dal vivo della attrice protagonista di questo spettacolo, Rossy De Palma, la quale è un volto noto in tanti film di Pedro Almodovar. Il nome mi era completamente nuovo. Il viso, no.

Un viso talmente particolare che difficilmente viene dimenticato. Mentre aspettavo il suo arrivo sul palco, ho sfogliato la locandina e la sua biografia. Ammetto che sono rimasta stupita quando ho letto che è stata scelta dallo stilista Gautier per una campagna pubblicitaria. Per dirla all'italiana, è diversamente bella, e ha da poco compiuto i cinquanta. Insomma, l'esatto opposto della estetica femminile che siamo abituati a vedere sulle copertine delle più importanti riviste femminili. Ora, non mi intendo di operazioni pubblicitarie e del perché sia stata scelta ma, io sono stata conquistata da questa donna in pochi minuti.

Una intervista durata un'ora. Grande carisma e spontaneità. Non è una donna che rispetta le regole sociali, quelli del "non bisogna dirlo in quanto non si fa". Non le manda a dire. Mentre raccontava la sua prima esperienza cinematografica con Pedro, sul set di "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", è scoppiata a ridere dicendo "Il mio personaggio dormiva tutto il tempo. Che recitazione potevo fare? Ho detto al regista: Fammi fare qualcosa, mi annoio". E' la tipologia di donna che stimo, quella che non ha paura di dire ciò che pensa. Anche quando è davanti a persone di potere.

Qualcuno del pubblico ha tentato di farle dire qualcosa sullo spettacolo ma non c'è stato nulla da fare. "Sto ancora facendo, non riesco a dire niente" sono state le sue uniche parole. Nei giorni successivi alla intervista, che precedevano lo spettacolo, ho cercato di farmi un'idea. Mettendo insieme le parole da lei pronunciate e leggendo la locandina, ero sicura che mi sarebbe piaciuto. Già mi aveva conquistata e ha toccato molti degli argomenti a me cari, come l'essere donna, amarsi, imparare a proteggersi eccetera.

L'inizio dello spettacolo mi ha lasciata perplessa. E' iniziato in spagnolo e come ho detto inizialmente, io non parlo questa lingua. Dopo lo spagnolo, è arrivato il turno dell'inglese, il che è stato del tutto inaspettato. Fortunatamente, conosco la lingua. E così, mentre i minuti passavano, c'era un susseguirsi di scene strane, immagini sullo sfondo (spesso erotiche), Rossy vestita in modo bizzarro con tanto di ventaglio a piuma, una scena in cui sul palco c'erano scarpe, altre volte sostituite dalle cipolle. Milanesi. In fondo, "la vita è una cipolla", diceva l'attrice spagnola.

Ho passato una buona parte della serata a chiedermi dove fossero finiti gli argomenti con i quali ci aveva presentato lo spettacolo oppure, legittimo chiederselo, sono io a non capire niente di arte. Credo che difficilmente mai troverò una risposta a questa domanda. Magari era questo il messaggio che volevano recapitarci, è tutto come una cipolla, ci sono tanti strati, si continua a sbucciare sperando di vedere qualcosa di nuovo ma alla fine non c'è nulla di nuovo. Anzi, non c'è nulla. Per fortuna però che Rossy De Palma c'è. Con la sua bravura, energia e simpatia, è riuscita a farmi passare i novanta minuti in un attimo. E' come nella vita. A volte hai a che fare con quelli che non hanno niente da dire ma che sono in grado di dirlo meravigliosamente.

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