martedì, luglio 05, 2016

 

Coraggio

La fortuna segue i coraggiosi, ho sentito dire molte volte le persone più sagge di me. Mi riferisco all'uscita della nostra nazionale di calcio contro la Germania, qualche giorno fa, nei quarti dei Campionati Europei 2016.

Concettualmente condivido i giudizi dati alla nostra squadra. Si è visto impegno, la corsa, il desiderio da vincere e di andare avanti. Mancanza dei fuoriclasse e non proprio altissimo livello tecnico sono stati sostituiti dal collettivo. Il calcio è un gioco collettivo e questa componente è del primissima importanza. Tutti siamo stati testimoni all'impresa dell'Islanda che è arrivata ai quarti proprio grazie al concetto della collettività. Qui vorrei soltanto sottolineare che hanno vinto 2:1 nel secondo tempo contro la Francia. Sui rigori salto le uniche discussioni che si sono aperte. Ne ho visto tanti europei, mondiali e competizioni per i club: tante partite sono finite ai rigori e l'esito era sempre incerto. E' una lotteria, un caso. Ma noi potevamo, forse, vincere prima.

Tono un attimo indietro, alla partita Croazia - Portogallo, svoltasi due giorni prima. La Croazia, per me, era una delle squadri migliori della competizione. La citata partita era una delle più noiose che ho visto. La Croazia non era se stessa. Non si giocava, non si provava nemmeno a fare un'azione ragionata per arrivare al gol. Sembrava che tutti avevano i piedi legati, oppure che gli è stato impostato una schema tattico troppo prudente che non gli permetteva di osare. Questo se sentiva anche nelle azioni dei singoli che non mostravano nemmeno una parte delle qualità che hanno messo in evidenza nelle partite precedenti. Ed allenatore? Niente! Lui ha diretto la strategia e la tattica, basandosi sugli schemi precedentemente vincenti, ma limitando la libertà dei giocatori. Ha semplicemente trascurato il fatto che il buon gioco mostrato nelle prime partite era il risultato della libertà dei giocatori di lasciare la propria posizione, di giocare una palle diversa di esprimere la propria creatività. Arrivati i supplementari non ha cambiato niente, lasciando gli stessi protagonisti nel campo. Finalmente, ma troppo tardi, 10 minuti prima della fine, ha messo dentro Pjaca. Da quel momento La Croazia è tornata ad essere una grande squadra. In pochi minuti 3 occasioni ed un palo. E, vero, hanno preso un gol, quello risolutivo. Ma se questo succedeva all'inizio, avevano tutti i tempi e tutti i mezzi di risalire.

Ma questo cosa c'entra con l'Italia? E' successa la stessa cosa. Mancanza di coraggio. Paura di cambiare qualcosa perché potrebbe andare peggio. Ma cosa poteva andare peggio? Siamo entrati nei supplementari con Eder e Sturaro che non camminavano più e Conte aveva a disposizione ancora due cambi. La cosa più logica era togliere Eder e mettere Insigne. Quest'ultimo ha giocato poco in precedenza, ma si è distinto particolarmente con l'impegno e la bravura. Credo che molti l'abbiano pensato come me in qui momenti. Alla fine Conte ha fatto questo cambio, ma troppo tardi. Comunque per pochi minuti di presenza, Insigne ha cambiato il volto della nazionale; hanno visto tutti.

Adesso ci piangiamo un po' adesso e malediciamo la mala sorte. Vi ricordate gli anni bui della Germania? Verso gli anni novanta perdevano da tutti. Hanno capito, hanno cambiato le cose e sono tornati tra le più grandi. La federazione ha fatto un po' di provvedimenti. Hanno obbligato i club di lavorare con i giovani e di fargli giocare e hanno limitato il numero degli stranieri nelle squadre della Bundesliga. Non possiamo fare una cosa simile anche noi? Nel nostro campionato vedo tanti stranieri mediocri e sono sicuro che riusciamo a trovare senza problemi i loro pari, ma italiani. E così forse si scopre che qualcuno, avendo una vera occasione, è un po' più di un giocatore mediocre. Forse si scopre anche qualche fuoriclasse che ci manca. Ma non dimentichiamoci del buono di questo campionato: la collettività.



Finalmente è stato svelato il segreto del successo dell'Islanda: che calcia fuori campo deve andare a recuperare la palla.

sabato, ottobre 10, 2015

 

Un giorno insieme

L'anno che lentamente sta per finire è stato molto caldo. Molti si lamentavano, ma a me il caldo piace. Mi dà una sensazione di libertà; ti vesti poco, sei più vicino allo tuo stato naturale. Siamo in ottobre e il clima è ancora piacevole. Per festeggiare questa estate prolungata ho invitato giovedì scorso la mia consorte per accompagnarmi al mio abituale pranzo. Spesso, diciamo due volte a settimana, vado in un ristorante Giapponese, gestito dai cinesi. Sembra che ultimamente questo tipo di ristoranti crescono come i funghi dopo la pioggia. Fino allo scorso autunno era una trattoria italo cinese che per pranzo offriva il menù italiano, a scelta tra 4 primi, 4 secondi e 7 contorni, ad un prezzo di 7 euro, e si potevano ordinare anche i soliti piatti cinesi ad un prezzo molto contenuto. C'era anche la pizza. A me sembrava che l'affare andasse a gonfie vele; spesso nell'ora del pasto facevo fatica a trovare un posto libero.

Ma loro, gli stessi gestori, cioè cinesi, hanno ristrutturato l'ambiente in stile giapponese ed hanno cambiato il nome. Il menù italiano c'è ancora, allo stesso prezzo, ma la pizza è sparita e il cibo cinese è stato sostituito da quello del Sol Levante con il sistema "all you can eat" a 9 euro. Mia moglie è una grande amante e buona conoscitrice della cucina giapponese; ha provato quasi tutti i ristoranti di Milano. E così volevo che lei desse anche un giudizio su questo "mio". Inoltre, quel giorno aveva nel pomeriggio l'appuntamento dal parrucchiere che si trova in zona e di sera andavamo insieme a teatro. L'invito era anche un'occasione per passare una giornata lavorativa insieme. Ci siamo seduti e quando volevamo ordinare vari sushi, sashimi e maki, la cameriera ci ha informati che non c'era più riso. Maledizione, non è mai successo e doveva capitare proprio quel giorno. Ho protestato un po', ma alla fine ci siamo comunque arrangiati con cibi fatti senza riso: udon yaki (la pasta di riso), sashimi, gamberetti alla griglia, tempura mista e l'inevitabile miso. Il giudizio alla fine era positivo, sottolineando che c'entra anche il prezzo basso, ma sulla tempura il commento era: "non c'entra niente con quella vera".

Ci siamo ritrovati qualche ora dopo in un bar vicino a teatro per un happy hour. Seduti fuori, godevamo del mite clima di ottobre. Con un cocktail ordinato, a quell'ora ti portano anche un taglierino con salumi, mozzarelle e altre cose, tutte molto buone. Dopo un pranzo abbondante, più che sufficiente per una cena leggera prima di immergersi in uno spettacolo teatrale (a stomaco troppo pieno spesso mi viene sonno). Il conto pagato e via allo spettacolo. Ci siamo seduti e ho iniziato a sfogliare il depliant sullo spettacolo al quale tra un po' assisteremo. Non ne sapevo niente tranne che il regista è molto famoso. Si tratta di Robert Wilson e il pezzo era Odyssey, cioè la storia di Ulisse del poema epico di Omero. Particolarità: gli attori sono greci e parlano in greco, quello nuovo, non antico – qui mi cambia poco. Visto che il testo ha un significato in questa storia, c'era un panello digitale dove scorrevano i sopratitoli (il panello si trovava sopra il palcoscenico). "Speriamo bene", mi sono detto prima dell'inizio. Avevamo dei posti abbastanza vicini e un po' sul lato, ed alzando un po' la testa si potevano seguire gli avvenimenti sul palcoscenico e le scritte sul pannello. Questa volta, i posti migliori non erano quelli di prima fila e questo ha spiegato il mio stupore quando ho visto che il posti sulla balconata costano di più rispetto alle prime file.

Robert Wilson è uno di una certa fama, così mi hanno spiegato, anche se io non avevo mai sentito parlare di lui, ma io non sono uno che di teatro non capisce molto. Gli spettacoli, che ogni tanto vado a vedere, o mi piacciono oppure no. E questo mi è piaciuto parecchio. Wilson non è soltanto il regista ma ha curata la scenografia e l'illuminazione. Quest'ultima l'ho trovata stupenda. Molte scene in controluce, con una parete posteriore illuminate, hanno dato tanto patos. Ma anche i dialoghi ed i canti, anche se non si capiva niente, errano molto piacevoli, ritmici, e mi permetto di dire, così li ho sentito almeno io, mantrici. La storia ben conosciuta, raccontata con i salti temporali in un modo diverso, un po' in vecchia maniera, anni 30 un po' stile cartoni animati, con tanti leitmotiv che seguivano i personaggi, alcuni di loro molto simpatici, altri buffi. Una bella giornata passata insieme.

martedì, marzo 24, 2015

 

La vita è una cipolla

Non sono mai andata in Spagna e non parlo lo spagnolo. I film di Almodovar mi piacciono. Molto. Alcuni di più, altri di meno. Trovo interessanti i suoi personaggi e gli attori che li interpretano. Avendo scarsa memoria, non memorizzo mai i loro nomi, Penelope Cruz a parte. Pochi giorni fa ho saputo che a Milano c'era la prima di uno spettacolo surreale. Alle superiori, ho studiato con interesse tutto il periodo surrealista. Incuriosita, ci sono andata. Non alla prima. Fortunatamente (poi vi spiegherò il perché) allo spettacolo sono andata preparata. Almeno, è così che pensavo. Ho assistito ad una intervista dal vivo della attrice protagonista di questo spettacolo, Rossy De Palma, la quale è un volto noto in tanti film di Pedro Almodovar. Il nome mi era completamente nuovo. Il viso, no.

Un viso talmente particolare che difficilmente viene dimenticato. Mentre aspettavo il suo arrivo sul palco, ho sfogliato la locandina e la sua biografia. Ammetto che sono rimasta stupita quando ho letto che è stata scelta dallo stilista Gautier per una campagna pubblicitaria. Per dirla all'italiana, è diversamente bella, e ha da poco compiuto i cinquanta. Insomma, l'esatto opposto della estetica femminile che siamo abituati a vedere sulle copertine delle più importanti riviste femminili. Ora, non mi intendo di operazioni pubblicitarie e del perché sia stata scelta ma, io sono stata conquistata da questa donna in pochi minuti.

Una intervista durata un'ora. Grande carisma e spontaneità. Non è una donna che rispetta le regole sociali, quelli del "non bisogna dirlo in quanto non si fa". Non le manda a dire. Mentre raccontava la sua prima esperienza cinematografica con Pedro, sul set di "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", è scoppiata a ridere dicendo "Il mio personaggio dormiva tutto il tempo. Che recitazione potevo fare? Ho detto al regista: Fammi fare qualcosa, mi annoio". E' la tipologia di donna che stimo, quella che non ha paura di dire ciò che pensa. Anche quando è davanti a persone di potere.

Qualcuno del pubblico ha tentato di farle dire qualcosa sullo spettacolo ma non c'è stato nulla da fare. "Sto ancora facendo, non riesco a dire niente" sono state le sue uniche parole. Nei giorni successivi alla intervista, che precedevano lo spettacolo, ho cercato di farmi un'idea. Mettendo insieme le parole da lei pronunciate e leggendo la locandina, ero sicura che mi sarebbe piaciuto. Già mi aveva conquistata e ha toccato molti degli argomenti a me cari, come l'essere donna, amarsi, imparare a proteggersi eccetera.

L'inizio dello spettacolo mi ha lasciata perplessa. E' iniziato in spagnolo e come ho detto inizialmente, io non parlo questa lingua. Dopo lo spagnolo, è arrivato il turno dell'inglese, il che è stato del tutto inaspettato. Fortunatamente, conosco la lingua. E così, mentre i minuti passavano, c'era un susseguirsi di scene strane, immagini sullo sfondo (spesso erotiche), Rossy vestita in modo bizzarro con tanto di ventaglio a piuma, una scena in cui sul palco c'erano scarpe, altre volte sostituite dalle cipolle. Milanesi. In fondo, "la vita è una cipolla", diceva l'attrice spagnola.

Ho passato una buona parte della serata a chiedermi dove fossero finiti gli argomenti con i quali ci aveva presentato lo spettacolo oppure, legittimo chiederselo, sono io a non capire niente di arte. Credo che difficilmente mai troverò una risposta a questa domanda. Magari era questo il messaggio che volevano recapitarci, è tutto come una cipolla, ci sono tanti strati, si continua a sbucciare sperando di vedere qualcosa di nuovo ma alla fine non c'è nulla di nuovo. Anzi, non c'è nulla. Per fortuna però che Rossy De Palma c'è. Con la sua bravura, energia e simpatia, è riuscita a farmi passare i novanta minuti in un attimo. E' come nella vita. A volte hai a che fare con quelli che non hanno niente da dire ma che sono in grado di dirlo meravigliosamente.

mercoledì, novembre 05, 2014

 

La saggezza

Una volta nelle comunità umane esistevano saggi ufficiali, oppure un'assemblea di questi che risolvevano le problematiche della collettività, oppure quelle personali degli individui che ne facevano parte. Erano le persone anziane in quanto la saggezza si raggiunge con l'età avanzata. Non è questione dell'intelligenza che ci è stata donata dalla natura, oppure dal creatore, in dipendenza della credenza e che non aumenta con passare degli anni. La capacità di un giudizio profondo, ragionato e logico è una questione dell'esperienza: più la nostra vita è stata ricca, piena di eventi di vario tipo, riempita anche con tanta istruzione e letture (così si raggiungono anche le esperienze degli altri, aumentando il proprio bagaglio intellettuale), più aumenta la nostra capacità di un giudizio logico e pratico, più siamo saggi.

Ad una che ha vent'anni, con tutta la sua educazione, istruzione e raziocinio, mancano le esperienze per poter essere considerato saggio. Dopo il senno ha anche vari livelli; alcuni possono essere raggiunti anche in una giovane età, mentre per gli altri occorre avere i capelli ben bianchi. Il nostro presidente del consiglio sicuramente non può essere considerato uno saggio in quanto gli manca l'età, ma comunque un poco della vita dovrebbe conoscere. Perciò quando l'ho sentito chiedere al Europa di avere rispetto per l'Italia sono rimasto ancora una volta profondamente deluso dalla personalità che ci sta al capo. Caro mio, il rispetto non si chiede, si guadagna. Questo sanno anche molti diciottenni, ma lui no. Beati noi con un capo di genere. Ma purtroppo. Ce lo meritiamo, perché è uno di noi, un nostro rappresentante, con i nostri geni, nostra cultura.

Qualche giorno fa ero presente ad un corso sulla sicurezza dove il tema era l'amianto. Il docente, uno di Milano ci ha spigato i concetti ed ha fatto anche un importante accenno alla pratica quotidiana. Ha esplicitato il dato che per rimuovere una copertura in eternit e sostituirla con un'altra ci vogliono tra 60 e 70 euro a metro quadrato. Al corso era presente anche l'assessore di un comune di Calabria. SI vantava del fatto che nella sua comunità, il comune sostiene interamente le spese del bonifico e che il costo unitario è pari a 120 euro al quadrato, praticamente doppio rispetto alla Lombardia. Sembra logico: al sud tutto costa di più, gli stipendi sono più elevati. O mi sbaglio?

Ma il proseguimento era ancora più illuminante. Qualcuno ha chiesto come si fa se un vicino di casa ha una tettoia con amianto, che presenta un pericolo anche per il vicinato, e il tizio non vuole sistemare la faccenda. La spiegazione del docente era che si deve fare una denuncia al sindaco del paese. A seguito di questa il sindaco deve ordinare entro qualche mese le misurazioni che confermino o meno la pericolosità della situazione e se il rischio viene confermato, ordina al vicino di sanare la situazione, a spese proprie. Il nostro celebre assessore ha notato che le situazioni di genere sono molto brutte per l'amministrazione. Le sue parole erano queste: "Un voto lo perdi sicuramente, di quello denunciato, e non è detto che prendi il voto di quello che ha posto la denuncia." Ma chi se ne frega della salute della gente; a noi (cioè loro) importa soltanto essere rieletti, ed è quella la prospettiva dalla quale si guardano tutte le vicende. Vi sembra di avere già arrivati a questa conclusione da soli?

Calcio

Per non chiudere questo post in uno stato depressivo, inserisco un video che ho avuto da un amico questi giorni. Mostra le abilità calcistiche del popolo brasiliano, anche se queste ultimamente non sono state confermate al livello mondiale.


giovedì, aprile 10, 2014

 

Anniversario

Il lavoro inizia a scarseggiare e così mi è venuta voglia di scrivere qualcosa di poetico, che festeggia la fioritura degli alberi ed i profumi che si espandono nell'aria accarezzando i nostri nasi: è il periodo dell'anno più bello, almeno per la mia persona. Per me il senso di olfatto è quello che mi rievoca di più i ricordi e provoca le associazioni, un po' come a Proust, ma mi da anche il senso della pace e dell'appartenenza, a questo mondo, alla natura. Mi riferisco sempre alle piante nella natura, non al cibo che ha un'altra influenza su di me. In effetti scrivo durante la pausa pranzo ed il problema alimentare avevo risolto un qualche minuto fa, pertanto sono a stomaco pieno (un semplice panino con prosciutto crudo ed un'aranciata). Ma insieme con tanti fiori che si vedono in giro c'è anche tanta polline.

Conosco qualche persona che ha dei problemi a proposito, ed anche i media spesso parlano di un'alta percentuale delle persone che hanno delle allergie primaverili, ma io fino a quest'anno non avevo dei fastidi. Adesso ogni tanto mi viene un starnuto, molto più frequente rispetto alla normalità e mi sembra che anche io sto entrando in questo grande gruppo, tanto amato (e sfruttato) dalle industrie farmaceutiche. Tanta gente prende dei medicinali che dovrebbero alleviare la sofferenza, ma sembra che non siano molto efficaci. Parlo in generale, perché due colleghi d'ufficio prendono una cosa prescrittagli dal medico ma dicono che non sentono molta differenza rispetto ad un non trattamento del male. Alla domanda perché continuano a riempire le tasche della gente già ricca, abbassano le spalle.

Pertanto il mio blog quest'anno festeggia il decimo anniversari; il primo post e del dicembre del 2004. Mi dovrò ricordare tra 8 mesi di preparare una piccola torta e di inserire una sua foto. Devo essere sincero che fino ad oggi non ho capito come si possono inserire le fotografie. Devo ringraziare anche il host gratuito che lo ospita e che in tutto questo lungo periodo ha garantito un ottimo servizio ed affidabilità. Da qualche anno hanno introdotto i domini nazionali e pertanto in Italia non si vede più "blogspot.com", come era al inizio, ma blogspot.it". Per veder un dominio desiderato, senza che sia cambiato in quello nazionale in modo automatico, occorre aggiungere alla fine dell'indirizzo "/ncr", per esempio "dopoufficio.blogspot.com/ncr". Questa precisazione per voi, ma anche per me perché spesso dimentico l'estensione da attaccare. Perché hanno introdotto questa novità? Perché i diversi paesi hanno spesso delle regole differenti per quanto riguarda la legittimità del contenuto. In questo modo il gestore sa se può offrire alcuni argomenti o meno agli visitatori dei certi stati.

Torniamo al lavoro. Il lasso di tempo passato era molto impegnativo per me. Sul tavolo un'enormità delle attività da svolgere. Ma come spesso accade, era una parte della sinusoide alta, mentre, come avevo detto all'inizio, adesso sto in quella bassa e i compiti da svolgere sono diminuiti notevolmente. In buona parte questa situazione è dovuta a mal organizzazione dell'azienda per la quale lavoro. Si corre per raggiungere un obiettivo in modo spropositato, prima del tempo prestabilito e spesso con una scarsa qualità del prodotto. Dopo non si fa niente finché i problemi non escono sulla superficie e si inizia a risolverli in modo frenetico. Tradotto, ci stiamo producendo lavoro oda soli, ma quello non pagato dalla committenza, e a volte mi sembra una cosa voluta: così riusciamo a giustificare la nostra presenza. Perché noi siamo sempre sovraccarichi, se si parla con le altre unità organizzative, come sono anche loro. Non c'entra che per la pausa caffè trovi 10 persone davanti alla macchinetta che rimangono là anche per un'ora intera. Sembra il nostro paese in miniatura: tante chiacchiere e pochi fatti.

martedì, novembre 26, 2013

 

Il cibo veloce o fast food

Spesso il termine fast food viene utilizzato come metafora per degli spuntini informali e piacevoli ma, attenzione, non sempre privi di conseguenze. Anche se questo tipo di alimentazione viene visto come un nutrimento superficiale e poco costoso, bisogna precisare che lo scopo principale consiste nello "adattamento" e quindi privo di particolari pretese. Si sceglie la velocità, praticità e semplicità. Perché alle volte, la velocità nei rapporti interpersonali, come nell'atletica per esempio, non viene vista come un vantaggio e non uno svantaggio? Ovviamente saranno avvantaggiati coloro che sono in grado di sentire il proprio intuito e capire che sono nel posto giusto con la persona giusta. Bisogna essere coraggiosi e inserire la quinta (o sesta) marcia perché, la probabilità che si tratta di una situazione irrepetibile è piuttosto alta. E' interessante constatare che nelle situazioni del genere quelli che risultano essere più inaffidabili e impacciati saranno coloro che aspettano tale occasione da tutta una vita. Sognano di avere qualcosa o qualcuno mandato dalla divina provvidenza. Perché?

A questo punto dobbiamo tornare per un istante indietro, all'esempio della atletica. E' noto il fatto che per prepararsi alla maratona ci vuole molto tempo e impegno. Gli atleti immaginano la loro gara per anni e fisicamente possono anche essere pronti ma è possibile che non raggiungeranno mai il loro obiettivo in quanto già in partenza risultano spaventati. Per quello che sta accadendo oppure per ciò che ancora dovrà accadere. Potrebbero essere impauriti dalla folla presente allo stadio, dalla concorrenza, uccelli in volo, terroristi ma più di ogni altra cosa, dal finale, cioè una possibile vittoria o una sconfitta. Nella vita non si arriva mai, neanche al punto di partenza senza avere saldato prima i propri debiti e senza avere faticato. La fatica a volte è fatta di duri allenamenti fisici, sudore e lacrime, molte cadute o rialzi. Per cui, non ingannate voi stessi, dovete prepararvi il meglio che potete per ciò che vi aspetta.

Cedere con una certa facilità non è sempre sinonimo di debolezza, può diventare un pregio se dall'altra parte trovate qualcuno che vede in voi un avversario equo. Pensate per un istante al sesso senza impegno. Forse non esiste uno scenario migliore di quello privo delle aspettative: venite dalle vite differenti, tutti i bagagli sono lasciati fuori dalla porta e spesso neanche i nomi hanno importanza. Restate soli, accolti da un'oasi di puro piacere in una stanza in cui non si cercano "piatti" elaborati ma il lusso della semplicità. Non si viene giudicati per il proprio aspetto fisico ne tanto meno per le vostre capacità, vogliamo chiamarle tecniche? Non sarete appesantiti dagli obblighi quotidiani o manipolati dall'inarrestabile vortice delle emozioni. Nessuno deciderà quale sarà il punto di partenza e non si potrà di certo prevedere quello di arrivo. Contrariamente a quanto accade nelle competizioni sportive, qui non si cerca il vincitore e non ci sono perdenti, si rispetta l'avversario. E' pensiero diffuso che una relazione dovrebbe iniziare con l'onestà. Spesso però accade che verso un amante occasionale ci si sente più "liberi" e di conseguenza più sinceri.

Davanti a lui o lei non dovrete fingere di essere diversi da quello che realmente siete oppure giustificarvi e difendervi. Nessuno vi accuserà di niente ne si aspetterà da voi la perfezione. E' un po’ come fare una gita fuori porta. Potrà durare un'ora o forse due, un giorno oppure un intero fine settimana. Qualunque sarà la sua durata sarete in una missione segreta, una realtà parallela, in un'unione fatta principalmente di ricerca del piacere, con un compito speciale: purificare il corpo e risvegliare lo spirito. Ma non vi illudete, si tratta sempre di un cibo veloce. Quando vi sentirete sazi, non continuate a leggere la lista del menù, non ordinate nuovamente le stesse pietanze. Attenetevi al seguente: ACCONSENTIRE, CONSUMARE E DIMENTICARE. In nessun caso dovete cadere nella trappola delle aspettative perché la grande bellezza dei cibi veloci è proprio questa: la velocità con cui vengono consumati.


lunedì, giugno 03, 2013

 

La grande bellezza di Belgrado

Quando ci apprestiamo a visitare una città nelle nostre valige non mancano mai le guide turistiche. Dettagliatamente, ci forniscono informazioni geografiche, storiche, culturali, gastronomiche. Ci dicono come ottimizzare il nostro soggiorno se abbiamo poco tempo a disposizione suggerendoci percorsi da fare ed il tutto risulta nella maggior parte dei casi molto utile per il viaggiatore/turista. Avete mai trovato in una guida, delle pagine dedicate all'atmosfera della città e in particolare al contatto umano? Io no, ma ritengo sia un aspetto fondamentale, perciò non mi soffermerò su ciò che potrete trovare su un giornale/sito qualsiasi, vi parlerò degli abitanti di Belgrado. Una città può essere talmente bella da toglierci il fiato, se però ci troviamo circondati da persone sgarbate, non disponibili ad aiutarci quando perdiamo il nostro senso d'orientamento in un territorio a noi sconosciuto, la bellezza che fino a quel momento abbiamo percepito di quel luogo precipiterà senza alcuna pietà. E' tutto collegato, come in una relazione di coppia, l'uno parla dell'altro e viceversa. Si può essere il migliore o il peggiore biglietto da visita.

Per tutti noi che siamo abituati a vivere nelle città frenetiche dove i rapporti umani sono ridotti al minimo indispensabile, visitare Belgrado può risultare persino terapeutico. Oltre alle meraviglie culturali e il lato indiscutibilmente romantico dovuto alla presenza dei due fiumi da cui la città è circondata, il vero punto di forza sono le persone e la musica. Nonostante si tratta di una metropoli in cui il numero degli abitanti supera i due milioni, indipendentemente dal traffico caotico e i continui rumori dei clacson, si tratta di una capitale da atmosfera rilassante dove tutti sono disposti a fermarsi, bere un caffè e scambiare due parole. Nel corso della mia ultima visita nel cuore dei Balcani più volte ho smarrito la via. Chissà, forse anche io in quei luoghi ancora intatti e genuini avevo cercato come fece a suo tempo Proust, il tempo perduto, fortunatamente trovavo sempre qualcuno pronto a riportarmi a casa, senza dirmi "mi scusi non ho tempo" oppure, correndo, "non so, chieda a quel signore là", sempre con il sorriso sulle labbra erano pronti ad aiutare, non solo i pedoni smarriti ma anche automobilisti con targhe straniere a cui era sfuggito qualche cartello stradale. Mi è capitato di osservare una scena quasi commuovente, il conducente di un tram che si ferma in curva perché vede un uomo in difficoltà.

Una mattina sono andata a vedere una mostra. C'era due uomini anziani. Vestiti in giacca e cravatta, seduti su uno sgabello a discutere di arte. Alla fine della discussione si sono alzati, uno ha preso sotto il braccio l'altro e lentamente si sono allontanati. Non molto tempo dopo sono uscita con un'amica a fare una passeggiata nel quartiere. Al ritorno ci siamo fermate a comprare delle fragole e abbiamo passato delle ore sul suo balcone, al sole, a mangiarle e parlare. Di tutto e di niente, circondate da un silenzio quasi spirituale.

Anche le ore notturne vi sorprenderanno. Per gli amanti della buona cucina e musica è il posto giusto. Si cena e si balla sulle zattere del Danubio dove il divertimento è assicurato. Non prestate troppa attenzione a come siete vestiti perché con molta probabilità a nessuno importerà. La sostanza è di casa, l'apparenza dimora in periferia. I gruppi musicali che si esibiscono sono di altissimo livello, pronti a cimentarsi, tra un sorso di vino e un tiro di sigaretta, in un vasto repertorio che va dalle canzoni di ieri a quelle di oggi. Per chi è dalle parti dell'ex Iugoslavia è più facile riconoscere le melodie e capire i testi ma ogni tanto si può anche sentire un classico di Frank Sinatra che dà un ulteriore tocco di magia alle serate già perfette.

Slavimir Stojanovic, un noto artista di Belgrado nonché proprietario del negozio "Futro", in un'immagine dice che "la vita è una cosa molto seria. Forse dovremo vestirci tutti di nero e non parlare gli uni con gli altri. Per capire meglio noi stessi. Dovremo anche piangere di più, così laveremo i nostri occhi e vedremo meglio", la grande bellezza di noi, di chi ci sta accanto e di Belgrado.


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