giovedì, novembre 26, 2020

 

Egoismo

 Il fatto è che, visto che il lavoro in ufficio per me praticamente non esiste più, il titolo di blog non ha più senso, o quasi. L'ufficio è a casa, perciò diventa una cosa strana e curiosa fare qualcosa dopo, visto che sei nello stesso posto prima e dopo. Sì, sono un po' confuso: ammetto umilmente. Sono le 7 di sera. Normalmente a quest'ora faccio le cose diverse, cioè normalmente riposo, senza intraprendere le altre attività. Ma oggi mi sento un poco nervoso e non riesco a risalire al motivo. Pertanto mi sono detto: siediti e scrivi qualcosa: forse ti rilassa e può darsi che esce fuori anche qualcosa di buono. Sai, l'umore è importante in quanto può dare l'ispirazione che è tutto per la creazione. Ed eccomi qui. Ho iniziato, dopo mi sono fermato un attimo e ho acceso il televisore. Volevo veder se la curva dei contagi scende e ci diminuisce quella pressione psicologica alla quale siamo esposti, da un bel po' di mesi. Ma la notizia del giorno è la morte di Diego Armando Maradona. Ho girato tutti i canali che danno le notizie 24 ore al giorno, ma dappertutto è uguale. Si parla soltanto di lui.


Va bene, dico anche io la mia. Sarà un po' contro tendenza, ma siamo in una rete libera dove ognuno, almeno per adesso, può dire la sua. Non voglio parlare di lui, ma di noi. La grande maggioranza è molto rattristata da questo evento. Lo vedevano come un idolo, come il miglior calciatore di tutti i tempi. Io non sono esperto calcistico e mi ricordo di tanti nomi grandi che potrebbero entrare nella competizione. Qualche giorno fa ho assistito ad un dibattito tra due famosi giornalisti sportivi che erano indecisi se quel titolo prestigioso assegnare a Pelé o a Maradona. Uno di loro due a fatto un'affermazione che condivido pienamente: io non sono sicuro chi era il migliore tra loro due, ma sono sicuro che Pelé era più elegante. L'eleganza intesa come stile di vita, modo di esistere, non quella del gioco stesso.

Isolati nella natura - un posto ideale per la quarantena
Ma questo che mi colpisce è l'idolatria verso una persona, molto discutibile se tutto guardiamo da un altro aspetto. In Italia si usa molto la parola i nostri valori. Se si fa un sondaggio tra la gente tra questi valori principali, finirebbe anche l'onestà. Ecco, questa virtù non è molto associabile al nostro eroe, anzi. Visti i suoi pregressi nel campo, in questo momento parlo soltanto di questo, tutti si ricorderanno i quarti di finale del Mondiale 1986, quando lui segno un gol irregolare contro l'Inghilterra, facendo passare il turno alla sua nazionale. La mano con la quale ha segnato il gol irregolare, ha chiamato "mano di Dio". Disonesto, egocentrico, prepotente ed anche blasfemo. Eppure tutti lo adorano. Dopo, finita la sua carriera sortiva, non ha dato un bel esempio ai nostri giovani, che volevano diventare i calciatori. Mi ricordo anche che non ha pagato un bel po' di tasse che doveva sborsare qui in Italia. Non è un grande esempio di una persona per bene, come si intende comunemente, ma guai si tocchi il mio idolo. La domanda è semplice: ma perché noi spesso adoriamo le persone che, guardando da un certo punto di vista, non meritano la nostra stima? Zaia direbbe: fattevi una ragione!


Saltiamoci sopra e cambiamo il tema. Parliamo della situazione sanitari attuale, oppure di quella economica. Non molti riescono e vedere il problema nel suo complesso, cioè che due cose non possono essere sfrontate separatamente. Andiamo su un'estremità, del tutto irrealistica, ma che aiuta a comprendere meglio il problema, e guardiamo tutto avendo una quantità illimitata dei soldi nelle casse dello stato. Uno direbbe che forse non è nemmeno tanto irrealistica perché lo stato stampa i soldi. Sì e no! Non entro qui in merito, ma i soldi che si stampano non sono realmente dello stato e dall'altra parte, tanti soldi nuovi provocherebbero in teoria anche l'inflazione. Sarebbe anche qualche altro modo, ma lasciamo perdere. Allora, i soldi non mancano, pertanto la pandemia la risolvo in un brevissimo tempo. Chiusura totale, di tutto quello che non è necessario per l'esistenza fisica; in specie di chiusura di questa primavera, più o meno. Il virus non si diffonde e tutti quelli  che soffrono perché non lavorano, prendono i soldi dallo stato. Due o tre mesi e siamo fuori dal tunnel. Qui ovviamente considero l'Italia del tutto isolata dal resto del mondo. Il problema sanitario è minimo e non ci sono problemi economici e sociali in quanto lo stato fornisce i soldi che servono. Bello!


Sappiamo che nemmeno quelli che sono meglio organizzati e più disciplinati di noi non possono fare questo. Questo punto di vista ci aiuta ad aprire di più gli occhi e comprendere meglio la situazione. Le regole non possono dettare gli scienziati, cioè i medici, ne imprenditori ed artigiani. Dove si ha una discordanza così grande tra due necessità primarie della società, per forza entra in gioco la politica. La politica è proprio mediazione tra le varie problematiche, dove la soluzione di una esplicita l'altra e vice versa. Chi è che fa la politica? I politici! Qui casca tutto. La nostra classe dirigenziale non riesce a svolgere il loro compito per le incapacità intrinseche. Loro sono come noi, cioè gli elettori che li eleggono. Tutti noi e loro siamo egoisti e pensiamo soltanto alle nostre esigenze ed eventualmente a quelle dei nostri più vicini. Degli altri ci importa molto poco. Ma senza altri, nemmeno noi possiamo esser felici e prima o poi ce ne accorgeremo.



sabato, maggio 16, 2020

 

Una birra memorabile

Oggi è sabato ed io normalmente posto nei giorno lavorativi, cioè dopo ufficio (a volte anche durante, ma non lo dite a nessuno). Non pensavo di scrivere qui oggi, ma un evento mi ha spinto a cambiare l'idea e di rompere l'abitudine. Mi sono alzato tardi stamattina; la notte prima ho dormito poco e male. C'era un nubifragio a Milano che mi ha tolto il sonno. I tuono erano fortissimi e io non riuscivo ad addormentarmi. Appena si tranquillizzava l'atmosfera e mi veniva il sonno, la tempesta ricominciava. Mi sono alzato alle 3 di mattina e mi sono detto: dai mangia qualcosa. A stomaco piene si addormenta più facilmente. Il problema è che quando parto a mangiare di notte, e mi capita di frequente, non riesco a fermarmi. Ho fatto fuori mezzo pacchetto dei biscottini e 2 tazze di latte freddo dal frigo. Lo so, è meglio scaldarlo, ma non avevo voglia di accender il gas a quel ora. Sono tornato a letto e alla fine mi sono addormentato con fatica. Visto che il giorno dopo, venerdì, mi dovevo alzare relativamente preso, per lavorare da casa (ma gli orari di ufficio li rispetto comunque, tutto il giorno mi sentivo parecchio stanco. Ecco la ragione per la quale stamattina mi sono alzato tardi; erano quasi le 11.

Il caffè, le notizie e un rilassamento sul divano. Arriva la mia moglie. Devo precisare che lei era in piedi dalle 8 e si era già stufata della giornata. Caro, diceva lei, andiamo a fare un giro a Idroscalo. Per quelli che non sono di Milano, è un lago artificiale, usato per l'atterraggio degli aerei, e che Milanesi chiamano Mare di Milano. Guardo fuori. C'è solo e tante nuvole, alcune piuttosto nere e minacciose. Non siamo usciti insieme da 2 mesi. Va bene cara, andiamo. Un po' prima del mezzogiorno eravamo là. Pagato il parcheggio, 3 euro, ci siamo diretti verso l'entrata. In questi tempi, è' abilitata una solo, per agevolare il controllo delle persone che entrano. All'entrata due poliziotti e dopo il tizio che misura la temperatura corporea. Siamo ammessi. Partiamo con il nostro giro. Mia moglie è evidentemente in uno stato di felicità. Caro, dopo due mesi stiamo facendo una passeggiata insieme; sono tanto felice. Subito all'inizio del nostro percorso c'è un bar ed è aperto. Divento felice anche io. Al ritorno ci prendiamo una birra qui, esclamo, ma con un leggero punto di domanda alla fine, una supplica. Lei mi guarda gentilmente e acconsente. Ma quanto poco ci vuole per acquisire un buon umore.

Rispetto ai tempi normali, la gente in giro è poca. Quasi tutti con le mascherine. La distanze sono abbondanti e la sicurezza è garantita. Il sole scalda, ma non troppo perché c'è un velo delle nuvole. Le condizioni ambientali sono perfette; non f troppo caldo ed il sole non brucia la mia testa calva. Con una certa piacevolezza le gambe si muovono, prima una dopo l'altra. Scopro che ci sono delle nuove sculture messe lungo il sentiero. Alcune sono carine, ma una è piuttosto brutta. Ci sono tante cose che chiamano arte e che non meritano questo attributo. Dopo mezz'ora abbiamo deciso che lo sforzo era sufficiente. Ci sediamo su una panchina. Mia moglie tira fuori due piccole focacce con le ulive. Quando siamo partiti, ci siamo fermati da un fornaio per comprare il pane e nella borsa sono finite anche queste due focaccine. Meglio mangiare qualcosa prima di bere. Bastano 4 morsi per farla finire, ma a me basta; ed è anche buona. Stiamo tornando ma con un sentiero parallelo, più a nord.

Una birra memorabile all’Idroscalo


Si sviluppa dentro un boschetto che ci garantisce un po' di ombra. Le nuvole si sono diradate ed il sole è diventato più forte. Trovare ogni tanto l'ombra di un albero è piacevole. Ci stiamo avvicinando al bar. Ancora un po'... Ci siamo! Una birra grande, per me, ed una piccola per lei. All'improvviso mi viene voglia di bere anche un caffè da bar. Lo prende anche lei. Ci servono caffè in bicchierini di carta, non nelle solite tazzine. Sono da asporto, ci spiegano. Va bene! Beviamo il caffè al banco e il personale (sono in 3) non protesta. Tanto si beve in un attimo. Ci prendiamo le nostre birre e ci allontaniamo. Non si possono usare le sedie del bar perché è contro il regolamento. In effetti, dovrei camminare e bere la birra. Non se ne parla. A pochi metri di distanza troviamo una struttura per il gioco dei bambini. Dietro ci sono anche due sedie. Ci accomodiamo. Sto per assaggiare la birra. Il bicchiere è di plastica, non di vetro, e questo mi toglie un po' di gusto, ma questa è la prima birra fuori casa dopo più di due mesi. Assaggio. Il liquido dorato scivola giù. Che piacere. Memorabile.

Chiedo a mia moglie di farmi una fotografia, per la memoria, per il ricordo. Così un giorno mi ricorderò che le piccole cose fanno la felicità. Ci ripetiamo tutti questo slogan, ma in effetti non lo comprendiamo molto, finché non arrivano i tempi duri. Finita la birra ci indirizziamo verso la macchina e torniamo a casa nostra. Dopo il pranzo un piccolo riposino con le immagini nella mia testa di una giornata felice, rilassata. Adesso sono qui, davanti alla testiera, premendo i tasti per onorare questo evento anche sul web. Forse qualcuno lo leggerà e condividerà le mie emozioni, legate ad un bicchiere di liquido a basso contenuto alcolico. Cin cin!


martedì, novembre 12, 2019

 

15 anni con voi

Tutto vero, quello che è scritto nel titolo dell'articolo. Questo è il mio primo blog in assoluto. Non capivo nemmeno che cavolo è un blog, ma tutti hanno iniziato ad aprirli e così ho seguito la corrente. Quando l'ho creato, uno dei primi problemi era intitolarlo. Come sono arrivato a dopo ufficio non mi ricordo molto, ma probabilmente stavo dentro la stanza del titolo e pensavo a quello che mi circonda, aggiungendo il desiderio di stare fuori quel ambiente. Lo so che tutti pensate che sono un impiegato pubblico, ma non è vero: sono semplicemente pigro e spesso non ho voglia di fare quello che dovrei. Tutto qui!

Se guardate la colonna a sinistra, sotto la voce archivio, potete constatare che il mio primo post è datato 19 dicembre 2004. Era un messaggio di prova e dopo ha seguito una serie di annunci parrocchiali divertenti, rubati da qualche sito o blog da parte mia. Per qualche anno sono andato così, spesso prendendo in prestito il materiale degli altri. Ero poco o per niente originale per il semplice motivo che la motivazione non era blogare, ma avere un posto dove posso inserire i collegamenti verso i miei siti, quelli che contavano davvero; oppure dovevano contare. Dopo si è fatta sentire la divinità del web, già allora al potere (con tempo diventerà un potere assoluto), e ha detto che non si possono copiare i contenuti e chi lo fa sarà punito. Cumino, mi tocca lavorare, cioè essere creativo e scrivere qualcosa proprio.

C'era un altro parametro importante: la lunghezza del post. All'inizio si parlava di 200 parole e tutti i miei primi scritti erano limitati su questa quantità. Dai, in pochi minuti ci si riesce a scrivere una cosa del genere. Col tempo, anche questo parametro ha subito delle modifiche ed oggi cerco almeno 600 parole. Dicono che ci vorrebbero anche più di mille, ma io mi stanco molto prima e non voglio guastarmi la salute mentale per rispettare certi obblighi che tutto sommato non hanno nemmeno certezza. C'è qualche genio del web che spara una e tutto iniziano a diffondere il sapere, non proprio e a volte nemmeno il sapere. Direi, da quello che vedo, che dal 2009 ho iniziato a scrivere le cose un po' più lunghe. Il blog è imposto dal fornitore del servizio (sempre a dipendenze della santità del web, che il suo potere sia sempre con noi) e su questo c'è poco da fare. Ma d'altronde si parlava sempre di più dei contenuti. Certo, il testo è un contenuto base, ma intuivo che Lui apprezzava qualcosa di più e così ho cominciato ad inserire ogni tanto qualche fotografia. Ma da dove le prendo, le foto? Non si ruba in giro, questa me lo ricordavo bene e pertanto ogni tanto usa la mia macchinetta digitale. Si va a fare una passeggiata pomeridiana di domenica. Si scattano le foto degli alberi, del cielo con le nuvole (senza nuvole tutto è troppo sbiadito e manca il contrasto) e non si disprezzano dei paesaggi contenenti tanti albere e magari un fiume, oppure un canale, quello vicino al paese dove abito.

Post numero 59


Anche oggi ho l'abitudine di controllare il numero di parole a metà della scrittura. Sono appena riuscito a superare la metà di mille. Vai, ancora un po' di pazienza e di impegno. Come si vede, scrivo in stille corrente del pensiero in quanto cerco di raggiungere lo scopo in meno tempo possibile. Questo decisamente diminuisce la qualità del contenuto, ma aumenta la dinamicità del testo. Cerco sempre di sforzarmi di scrivere le frasi brevi, ma mi sono accorto che questo è contro la mia natura. Io sono psicologicamente una persona complessa ed è così anche il mio modo di esprimermi, anche dopo ufficio. Ed è difficile scapare da se stessi. Il carattere si è radicato profondamente nella nostra persona ed è molto difficile cambiarlo. Ritengo che sia meglio assecondarlo. La prima considerazione che in questo modo siamo noi stessi, e siamo anche più veri e credibili. Mi sono stancato, perciò adesso mi farò un caffè e dopo continuo. Mancano ancora circa 8 righe per arrivare al fondo della pagina, che tutto sommato è la misura visibile del traguardo finale, almeno per quanto riguarda la lunghezza. Il controllo matematico mi mostra che la prima cifra è 7, il mio numero fortunato e da molti ritenuto un numero sacro e spirituale.

Come dicevo, il mese prossimo si arriva all'anniversari, ma nel giorno fatidico io non sarò a casa e non potrò scriver un posto. Pertanto, mi prendo questo impegno oggi, con un po' di anticipo. Pausa caffè. Il liquido nero non mi ha sodisfatto molto in quanto era troppo acquoso. Ho fretta di finire perché devo prendere un treno, ma per produrre un buon caffè devi avere la pazienza ed inoltre devi metterci l'amore. Ci sono quelli 4 ragazzi inglesi che dicevano che l'amore è tutto quello che ci vuole. La prima cifra è diventata un 8. Grande me!

lunedì, maggio 06, 2019

 

Dentista

Se si facesse un sondaggio tra la gente che lavora, chiedendo se è meglio in ufficio o dopo ufficio, il risultato sarebbe scontato: la seconda opzione vincerebbe nettamente. Però, ci sono dei casi dove il dopo ufficio non è molto piacevole: per esempio quando si deve andare dal dentista. Oggi, alle 18:15, devo fare il controllo, e questo, almeno spero, non rientra nei casi spiacevoli, perché non aspetto il dolore e tutto dovrebbe finire entro un quarto d'ora. Per la tempistica sono abbastanza sicuro, ma l'orario del ricevimento dal mio dentista è molto flessibile, e può durare anche un'ora in più del previsto. Ma torniamo indietro con la storia.

Era un giovedì. Sabato dovevo partire per una lunga vacanza. Durante la pausa pranzo mi sono recato come al solito nella mensa aziendale. Ho preso una pizza. Di norma è buona, ma parecchio dura. Arrivato alla metà della porzione sento qualcosa di strano in bocca. Toco dentro, in modo molto discreto, comprendo il dito con il tovagliolo, e trovo un pezzo di un dente; si è spezzato. Praticamente è rimasta soltanto la radice. Già da tempo sentivo che la c'è qualcosa che non va. Quando passavo con il filo interdentale, quello non andava liscio, ma a volte si bloccava. Avevo deciso di passare per un controllo dopo la vacanza, ma il dente ha deciso di saltare prima. Tutto sommato, ho accettato con la filosofia l'evento e giorno dopo ho chiamato l'ordinazione per prendere un appuntamento, appena torno dalla vacanza. Di sera, era venerdì, finisco la cena e mi prendo un cioccolatino. Di nuovo, un dente spezzato, ma dall'altra parte. Anche la avevo qualche dubbio, ma...

In vacanza, prima del dentista


Pazienza. La vacanza era di quelle lunghe e costose, che si fanno forse una volta sola nella vita. Pertanto, ho rimosso dalla mente i denti caduti e mi sono goduto la vacanza. Comunque, mentre mangiavo non riuscivo proprio a dimenticare la problematica in quanto due denti mancanti si sentono mentre si mastica. Tre giorno dopo la fine dello spasso, mi sono presentato dal dentista. Siamo quasi amici. Gli ho raccontato brevemente dove sono stato e dopo ho fornito le informazioni sulla rottura dei denti: gli ho fatto vedere anche gli oggetti smariti che avevo conservato. Ha dato un'occhiata e dopo ha fatto la radiografia. Niente da fare. Entrambe le radici si sono spezzate in due pertanto devono essere estratte. Mi ha elencato tre opzioni per dopo e alla fine abbiamo scelto insieme a fare l'impianto, per meglio dire 2 impianti. Rendendomi conto della portata dell'intervento, ho chiesto il prezzo. Elevato. Sopravvivrò, ma qualcun altro, meno abbiente economicamente, dovrebbe prendere un prestito oppure rinunciare a comprare una macchina usata. Il nuovo incontro, quello operativo. È stato fissato per la settimana prossima.

Mi sono presentato alle 16:00. Di norma vengo più tardi, dopo ufficio, ma qui ci voleva l'assistente e lei se ne va alle 17:30, se no chiede gli straordinari. Mentre aspettavo mi hanno fatto bere un forte antidolorifico, dopo mi hanno vestito per l'operazione: cappellino, copri scarpe ed un lenzuolo sopra i miei abiti (se inizia a schizzare qualcosa, mi hanno spiegato). L'anestesia era forte e non sentivo niente ma intuivo che l'estrazione procede lentamente, con qualche problemino. Finita questa, bisognava infilare nell'osso una specie di bullone e per questo ci vuole trapano. Qui mi fermo, perché ho iniziato a perdere l'interesse per quello che succedeva nella mia bocca e pregavo intensamente che tutto finisse. Il dolore non c'era, ma tenere la bocca aperta e subire la cacata dei vari liquidi che vogliono finire nella mia gola, era diventato quasi insopportabile. Dopo circa un'ora e mezza è finito tutto. Dovevo sciacquare la bocca, ma i muscoli della stessa non erano controllabili: l'effetto dell'anestesia.

Mi ha prescritto degli antibiotici ed antiinfiammatori. Sono andato nella farmacia di fronte. La tizia mi ha dato quello che era prescritti ma, visto che prendo antibiotici, ci vuole qualcosa per la difesa dello stomaco, e riuscita a infilarmi anche due integratori. Il costo di quelle due bottigliette extra è arrivato a 52 euro, doppio di quello che effettivamente dovevo comprare. Capiscono che sei uscito dal dentista, che sei contento perché la seduta è finita e sei anche un po' scioccato dagli eventi, e sanno che non opporrai la resistenza. Un guadagno extra e non di poco. Almeno loro erano contenti quel giorno.

Come avevo sottolineato nell'introduzione, oggi c'è controllo e bisogna prendere l'appuntamento per il secondo dente. Dopodiché devono passare almeno 3 mesi prima di mettere il dente nuovo. In tutta questa faccenda, c'è una cosa che non mi dispiace. Dall'altra parte della strada c'è un bar molto piacevole, e dopo l'incontro con il tizio che si diverte con i miei soldatini bianchi, dentro la mia bocca, vado là a sciacquare la bocca di quei disgustosi sapori odontoiatrici con una buona birra. Se mi scapa il treno, a volte ripeto il processo e con due sto ancora meglio.

lunedì, settembre 10, 2018

 

Un matrimonio milanese

Due giorni fa era sabato. Alle 2 di pomeriggio mi stavo vestendo per un matrimonio. Mi sono messo i pantaloni nuovi, comprati quella mattina. La giacca era procurata un bel po' di tempo fa, ma mia moglie non era contenta con l'abbinamento: nessun paio di pantaloni che avevo andava bene, almeno per lei. Per me tutti andavano bene. Lei vince sempre. Così tutta la mattinata abbiamo trascorso nei negozi cercando un accoppiamento giusto. Alla fine è andata bene. Mi stavo osservando nello specchio e non ero scontento. Un paio di scarpe sciccose e l'immagine è stata completa. Il matrimonio, cioè la chiesa dove lo stesso si svolgerà, è nel centro di Milano, a pochi passi dal Duomo. Anche il party che seguiva era nelle vicinanze. Per i potenziali problemi di parcheggio si è deciso di lasciare la macchina in periferia e prendere la metro. Il matrimonio di chi, forse qualcuno chiederà?

Di una buona amica di mia moglie. Io l'ho vista un paio di volte. Il suo marito ho visto una volta sola; abbiamo festeggiato un capodanno, circa 10 anni fa, insieme. Così vado ad un evento dove non conoscerò praticamente nessuno. Pazienza. In qualche modo sopravvivrò. Ma forse non sarà troppo noioso. Entrambi i sposi sono legati al mondo del giornalismo milanese. Lo sposo addirittura a quello sportivo. Da meno di un anno che è andato in pensione, ma era un giornalista storico che seguiva una delle due squadre della città. Forse, forse ci potrebbe stare qualcuno dei personaggi famosi. Speriamo. Un quarto d'ora per dall'inizio siamo davanti alla chiesa. Mai vista prima. Nel centro sono a decine e scopro che anche molte altre persone non la conoscono. Siamo 130 invitati, così mi è stato detto. Una fascia medio alta di Milano. I signori tutti negli abiti grigi o blu. Sono unico con i pantaloni chiari e la giacca scura. Per il vestiario mi distingua a prima vista. Le signore sono una carrellata dei vestiti. C'è di tutto; l'eleganza, la bellezza, le stranezze ed anche qualche abito provocante, con poco materiale oppure con le trasparenze inaspettate. La media dell'età è su 50, 60 anni, corrispondente all'età degli sposi. Siamo nella media.

Una coppia veramente felice


Si entra nella chiesa. Sorpresa! Dentro fa molto caldo. Le chiese spesso sono fredde e d'estate è molto piacevole entrare, ma non in questa, specialmente se devo portare anche la giacca. Sudo leggermente. Entra la futura moglie, l'amica della mia. La cerimonia inizia. Dura circa 75 minuti. Un po' troppo per il mio gusto. Gli invitati non partecipano più di tanto. Se non ci fossi io con la mia voce forte, l'assemblea sembrerebbe quasi assente. Ma non si sono dati il bacio, quello ufficiale, è l'osservazione della maggioranza. Dopo, il prete che guidava la cerimonia ci ha spiegato che quello è da film americani e che nella liturgia il bacio dopo il sì non è previsto. Mi sembra un po' strano, ma non ero unico a rimanere sorpreso da quest'affermazione. Il fotografo fa le foto della coppia con gli invitati; centinaia. Finalmente è arrivata l'ora per trasferirsi nel posto dove si fa il dopo matrimonio. Pensavamo di prendere il taxi, ma una coppia aveva due posti liberi e così gli abbiamo sfruttati. Il tizio si è perso un po' nelle viuzze del centro e così abbiamo avuto a disposizione un giro turistico aggiuntivo. Era piacevole vedere alcuni posti che non avevo mai visto prima.

Il posto dove si faceva la festa è un giardino interno di un edificio storico di Milano. Entri dentro e capisci che non molti matrimoni si svolgono in un posto così bello e raffinato. I muri interni tutti coperti delle piante che strisciano sulle pareti. All'interno del cortile 3 tavoli con stuzzichini: uno con prodotti di carne, uno con pesce ed uno con le verdure. Ma niente salumi e prosciutto. La roba è molto più sofisticata. Sottolineo un piattino che chiamano "uovo perfetto". Roba strana, ma molto appetibile. I camerieri erano numerosissimi e giravano tra gli ospiti con i bicchieri di spumante. C'era anche il banco dedicato alle bevande, per quelli che volevano qualcosa di analcolico, oppure più forte. Tutto questo ho compreso in un instante. Nel secondo istante sono rimasto come una mummia. C'è l'ex presidente di una delle due squadre di calcio milanesi. Cavolo, non posso farmi sfuggire l'occasione. Mi avvicino e chiedo si vorrebbe fare una foto con me. Lui, un grande signore che piace a tutti (almeno avete capito che non è) si concede gentilmente. Mia moglie scatta con il suo smartphone. Ringrazio. Sono contentissimo. Mi sento come se facessi parte dell'alta società milanese, anche se questo non è vero per niente.

Giro un po' e faccio due chiacchiere. Ci sono altre persone che conosco dalla televisione. Ma guarda un po': sei tu quel calciatore (abbastanza) famoso. Sì, sono io. Una bella parlantina, scambio delle opinioni e dei giudizi. Una persona molto piacevole e disponibile. Arriva l'ora per mangiare qualcosa più sostanzioso. Sia richiama nella sala dove saranno serviti due primi: risotto alla milanese, in modo tradizionale e paccheri. Rimango sorpreso quando scopro che siamo seduti al tavolo principale, con gli sposi. Con noi anche la coppia che ci ha data il passaggio dalla chiesa, altre due signore senza accompagnatori ed il prete che ha celebrato il matrimonio. Non sapevo di essere così importante. Certo che non lo sono; è mia moglie. Un minimo di orgogli lo sento, devo ammetter. Finita la cena, tutti fuori per la torta nunziale e dopo la musica con un DJ di una famosa radio. Altri dolci, tanto vino e per finire un buon rum. La festa è finita a mezzanotte. Un bel evento, il migliore di questo tipo nella mia vita. Auguri e tanta felicità agli sposi.


giovedì, marzo 08, 2018

 

La saggezza

La parola che uso nel titolo è quella che ti permette di dire di avere una lunga esperienza della vita, ma senza usare la parola vecchio. Tutti gli aggettivi sono corretti e sostenibili, ma alcuni suonano meglio: essere saggio è praticamente impossibile a 20 anni. Con lo sviluppo della saggezza purtroppo c'è una devoluzione della sveltezza. Il cervello ci metto molto di più per arrivare a certe conclusioni. Però con 20 anni non ci arrivi nemmeno, pertanto il dato oggettivo è questo qui: giungi alla scoperta, ma lentamente. Ma di cosa sto parlando? Fattemi tornare in me; mi sono perso per un attimo in questa ingegnosità filologica. Anche questo è uno degli effetti del tempo che passa: la dimenticanza. La quantità delle notizie diventa troppo elevata e non c'è più posto per immagazzinarle. Pertanto, se siete ancora giovani ecco un consiglio spassionato: meno memorizzate, avrete più spazio disponibile nel futuro.

Torniamo a noi. L'oggetto che ho compreso dopo un congruo tempo che ha collegato due cose delle quali parlavo sopra son le passate elezioni politiche del 2018 (se non scrivo l'anno chi sa se mi ricorderò la prossima volta dell'argomento). Di solito da noi vincono tutti. Questa volta sembrava diverso perché il PD si è proclamato perdente. Anche il loro segretario (non menziono il nome perché porta sfiga) ha ammesso la sconfitta. Molto strano per una persona così egocentrica. Ma ieri mi si sono aperti i canali celebrali ed il flusso dei pensieri si è incanalato, dando la risposta. Il vero vincitore delle passate elezioni è il Partito Democratico! Qui qualcuno aggiungerebbe tre punti di domanda, ma io ho messo un punto esclamativo: è uno scoop del quale nessuno se n'è accorto.

la sagezza nascosta nelle cose


I vari analisti spaccano la testa per indovinare i futuri scenari per la formazione del prossimo governo. L'unica soluzione che invaliderebbe la mia scoperta è l'unione tra la Lega e quelli di 5 Stelle. In tutti gli altri casi c'è un protagonista indispensabile: il già menzionato PD. Ma non basta qualche parlamentare profugo; ci vogliono tutti, ammesso qualcuno che scappa dalla soluzione finale. Nel futuro governo del paese ci sarà anche il PD. Ho fatto la mia previsione qui, pubblicamente, alla luce di sole (sicuramente piacerebbe ai pentastellati). A tempo debito potrà essere verificata e giudicata. Se sbaglierò chi se ne frega, ma se indovino sarà una pietra miliare nella mia vita. Mi chiameranno tutte le televisioni per partecipare ai loro talk-show sulla politica e sul gossip. Anche quelli dell'Isola dei Famosi vorranno avere le mie valutazioni sui loro concorrenti. Forse, addirittura mi considereranno un VIP (nemmeno adesso sono molto meno VIP rispetto ai partecipanti di quest'anno) e mi includono nella gara della sopravvivenza.

Arrivato al quarto paragrafo, mi sono fermato per un momento per rileggere il mio capolavoro sopraesposto. Del lavoro c'è, ma forse non è proprio capo. Non importa! Volevo essere profondo e divertente contemporaneamente; almeno l'intenzione si vede. La realizzazione potrebbe essere migliore, però l'onesta del pensiero c'è; tutta! Oggi sono un po' turbato per lo sciopero nazionale per i diritti delle donne. Guarda, guarda, proprio per il giorno della Festa delle donne. Indagando tra gli addetti delle ferrovie, che scioperano, ho scoperto che non hanno nemmeno un'idea perché è stato proclamato lo stato di agitazione. Per me è un problema in quanto sono un pendolare. Per questo mi sono svegliato prima del solito, per usufruire dalla fascia di garanzia.

Prima di uscire da casa ho dato uno sguardo su Forex per vedere come stanno i miei investimenti in valute estere. Le notizie non erano bone. Si prospettava una giornata grigia, ma fuori era il sole, brillante. Sono arrivato in ufficio senza disaggi, un ora in anticipo. Mentre si prendeva il solito caffè mattutino e uscito fuori che quelli della metropolitana non hanno incrociato le braccia. Mi sono collegato all'Internet per vedere cosa fanno quelli delle Ferrovie. Loro sì che sono fedeli ai loro impegni: almeno metà dei treni cancellata. Non è che negli altri giorni cambia più di tanto.

All'ritorno i treni erano quasi voti e poco puntuali. La gente non si fida e sempre di più si orienta sulla propria macchina. Questo aiuta notevolmente l'aria pulita di Milano (tutto dovrebbe essere tra le virgolette). Mia moglie soffre per me e vorrebbe comprare un appartamento nella zona dove lavoro; così eviterei 2 ore di viaggio, andata e ritorno, tutti i giorni. L'idea non è stupida, ma mancano i soldi per fare un investimento di genere. Alla fine mi chiedo: ma se tutto andrebbe liscio, come sarebbe normale, di cosa scriverei qui?

martedì, settembre 12, 2017

 

Film senza storia

Il cinema multisale Arcadia si trova a Melzo. La sala Energia ha lo schermo più grande d'Europa e l'hanno scorso ha preso il premio come miglior sala europea con la tecnologia più avanzata. Sono entrato dentro sabato scorso per vedere il colossal Dunkirk. Questo tipo di film preferisco vedere in un sale cinematografica perché perde tanto se si vede al televisore. L'inizio era previsto alle 17:30. Di solito sparano prima una marea di pubblicità che non sopporto.  Il prezzo dei biglietti è alto e devo subire anche un lavaggio del cervello. Questo volta hanno dato soltanto l'anteprima di alcuni film in arrivo e questo mi sta bene, come informazione. Sottolineo che il biglietto questa volta era di 12 euro perché la proiezione era in 70 mm, una pellicola che offre una maggiore qualità. Sono bravi a sfilarci i soldi dalla tasca, ma almeno passo 2 ore godendomi un bel film.

Dopo 20 minuti stavo pensando di abbandonare la sala. Il film era noioso ma era il suono che mi dava fastidio. Una nuova tecnologia Dolby con i bassi particolarmente accentuati. Vibrava tutto in una cacofonia disordinata e violenta. Ho letto che alcuni hanno apprezzato tanto la musica. Ma quale musica? Io ho sentito soltanto rumori, infinite esplosioni e le note disarmoniche. Forse a qualcuno piace, ma io quasi volevo abbandonare. Alla fine sono riuscito a convincermi di rimanere. Maliziosamente già sapevo che ci sarà tanto materiale per una bella critica negativa. Il tema è un evento dall'inizio della Seconda Guerra mondiale quando i tedeschi hanno intrappolato 400 mila soldati francesi ed inglesi. Questi aspettavano disperatamente le navi che gli porteranno oltre la Manica, nella Gran Bretagna. Ma le navi non arrivavano. Alla fine sono stati evacuati con le barche piccole dei cittadini inglesi che si sono lasciati attirare in quest'avventura.

Come si fa un film su questo tema. Ho racconti le cose come sono andate o affronti una o più storie personali che in modo indiretto fanno capire cos'è successo, insieme alle sofferenze dei personaggi raccontati. Il regista ha apparentemente scelto la seconda modalità. Apparentemente, perché la storia vera non c'è. Si susseguono le immagini dei bombardamenti, delle navi che affondano e delle battaglie aeree. Delle persone si vedono poche e le loro storie non sono per niente coinvolgenti. La maggior esposizione è data h un soldato inglese. All'inizio tutti i soldati inglesi sono schierati in modo ordinato, come la disciplina militare richiede, sulla spiaggia aspettando le navi. Lui invece sembra un disertore, gira tra gli altri soldati e alla fine prova a imbarcarsi su un flottante della croce rossa, in modo fraudolente. Proprio non si capisce chi è e cosa fa. L'unica distinzione farei con il capitano inglese, suo figlio ed amico di suo figlio che con una barca partono dall'Inghilterra per salvare i soldati. Anche il personaggio del pilota di uno Spitfire. Partono in tre e ogni tanto uno viene abbattuto, ma lui è sempre là, eroe in primo piano.

Alla fine attere su una spiaggi, perché è rimasto senza carburante (almeno 15 minuti prima di atterraggio), e la lo catturano i soldati nemici. Nel film non si menziona mai che sono i nemici, cioè non si pronuncia mai la parola "tedeschi". Meno male che la durata è relativamente limitata; un'ora e mezza, se no mi veniva urticaria. Accesesi le luci della sala, ascoltavo un po' cosa dice il pubblico e ho visto i vari umori: ad alcuni è piacito ad altri no.  Lo stesso è anche con il popolo Internet. Su IMBD il film ha un voto elevatissimo, 8,4 di 10, ma tra i commenti si trovano anche le critiche molto aspre ed argomentate. Molte delle argomentazioni condivido in pieno. Si tratta di un film che vuole stupire con le immagini, con il suono e con le scene crude di sofferenza, ma non va oltre.

Allora, l'arte cinematografica è come tutte le arti soggetto alle valutazioni varie. Non è un ramo della scienza che si può valutare in modo matematico. Mi rendo conto che sono in minoranza, ma sono convinto che questa pellicola non si merita tutta quella attenzione alla quale è sottoposta. Una buona parte di alcune clamorose dichiarazioni, come per esempio che si tratta di un capolavoro, sono dovute al fatto che con gli incassi occorre coprire le enormi spese che il film ha richiesto per la sua produzione. Si parla di un importo superiore ad un miliardo di euro. Soldi buttati in vano. Negli ultimi tempi le produzioni si basano sempre di più sull'azione, sugli effetti visivi e audio che sulle storie da raccontare. I tempi sono così.

Le nuove generazioni non riescono ad essere concentrate su una scena più di 10 secondi e per questo che si è velocizzato tutto, le nostre vite incluse. Perché a qualcuno piace così, alle grande fratello che ci osserva e controlla. Perché quando tutto si svolge molto speditamente non c'è tempo per pensare, per riflettere sul senso. Ma c'è qualcun altro che ha ragionato già e ha trovato i sensi che dobbiamo seguire noi. Gli artisti spesso si mettono in funzione di questo concetto. Mi piacerebbe capire se lo fanno a posta anche loro si trovano nella stessa trappola senza accorgersene.

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