mercoledì, aprile 08, 2009

 

La crisi c’è o non c’è

Premetto subito che non voglio assolutamente negare l’esistenza della crisi. E’ un fatto ovvio e su questo non si discute, ma voglio vederla da un altro aspetto e qui entra in gioco quel no riportato nel titolo. La crisi produce e produrrà un maggior numero dei disoccupati rispetto a quello in sua assenza: che ogni tanto qualche azienda va in fallimento anche senza una crisi globale e la gente rimane senza lavoro. E’ un fatto indiscutibile, ma è ovvio che nelle condizioni normali è molto più facile trovare un altro impiego.

Pertanto, escludo dal mio ragionamento tutti quella povera gente attualmente disoccupata o che avrà questi problemi nel futuro. Ma tutti gli altri, che hanno un lavoro e che non lo perderanno nel futuro, sta in effetti meglio di prima. E’ mi auguro che questo fatto si estenda anche dopo la crisi perché i presupposti, secondo me, ci sono. Vediamo perché ci si sta meglio.

Tutti noi che ancora occupiamo il nostro posto di lavoro, e siamo sicuramente in maggioranza, ci prendiamo il nostro stipendio uguale a quello prima del disastro finanziario mondiale, pertanto le risorse sono uguali a quelle di prima. Siete andate negli ultimi 3-4 mesi a fare almeno un pieno di carburante da un benzinaio? Sicuramente sì. Ve ne siete accorti che il senza piombo costa un po’ più di euro e che nel estate dell’anno scorso (2008), all’inizio della crisi, si avvicinava di brutto ad un prezzo di 1,5 euro? Tutti quelli che usano la macchina, ma anche l’industria e la distribuzione, che in qualche modo sono sempre legati al trasporto, si fanno un bel risparmio. Le bollette di luce e di gas sono scese, di poco, ma anche questo produce qualche altro risparmio alle famiglie, piccolo ma piacevole.

I tassi d’interesse sui mutui sono andati giù in picchiata e molte famiglie hanno un mutuo. Adesso, rispetto all’estate passata, si paga molto di meno, mediamente oltre 100 euro al mese di risparmio e questo sì che è un bel risparmio che si sente. Anche qualche altro prezzo dei prodotti di largo consumo è sceso, visto che la richiesta è calata e bisogna comunque vendere. Tanta gente, anche se in effetto sta meglio di prima, risparmia di più per l’incertezza di domani.

Alla fine vi chiedo: “Ma stiamo meglio o no di prima”? Io ho dato la mia risposta, ma sono sicuro che molti non la condivideranno, anche se è basata sui puri fatti. Perché siamo un popolo che si lamenta sempre, perché ci piace lamentarsi. E questo ci fa male. Bisogna guardare le cose più realisticamente e con più serenità, e se ci viene qualche lamentela, ricordiamoci che più del 50% della popolazione mondiale ha dei gravi problemi di sopravivenza, dal nostro punto di vista economico, ed i problemi che hanno sono molto più gravi di quello: “Non posso permettermi nemmeno di uscire in pizzeria il sabato sera”.

Visto che già scrivo, un po’ fuori tema dell’articolo, vi dico una cosa che non capisco proprio. La crisi è iniziata negli Stati Uniti e là è molto più grave rispetto all’Europa, ma dopo il fallimento delle importantissime banche americane, dopo i gravi problemi nell’industria automobilistica, crescente disoccupazione e una marcata diminuzione della produzione, il dollaro si è apprezzato notevolmente rispetto all’euro: prima dell’estate scorsa, il cambio è arrivato oltre 1,5, mentre oggi bastano circa 1,3 dollari per comprare un euro. E’ qui parliamo di un apprezzamento di oltre 15%. Ma come mai, visto che loro dovrebbero stare peggio di noi?

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